Internet e l'aborigeno

17 ottobre 2007

Come smontare un mito

Tarzan: l'uomo della giungla, il moderno buon selvaggio.
Un mito per intere generazioni: libri, film, cartoni animati...
Poi arriva Ascanio Celestini, con il suo libro La Pecora Nera, in cui racconta una realtà scomoda di malattia mentale, di difficoltà in manicomio, tra persone malate e persone semplici, pratiche.
E il mito diventa questo, attraverso gli occhi di un bambino e di sua nonna:

"Conosci Tarzan? Lui è uno che non conosce nessuna parola tranne Io, Tu, il suo nome e quello di una scimmia che si chiama Cita. E nel corso del film si impara anche il nome di una bella donna bianca che si chiama Gein."
[...]
"Ma a un certo punto si capisce che la scimmia è gelosa della donna bianca, così la scimmia si offende e non parla più. Infatti nel film non parla mai tranne qualche strilletto da scimmia incazzata... Mentre la donna bianca chiacchiera sempre. Chiacchiera per tutti. Chiacchiera talmente tanto che sembra molto più ritardata di cervello della scimmia.
Ma la scimmia è tutta pelosa e Tarzan la schifa. Mentre che la bianca invece è tutta depilata e Tarzan resta perplesso. Ma poi si innamora e mia nonna dice che 'Tarzan ha scoperto che anche la bianca ci ha il pelo. Ma ce l'ha soltanto dove serve e a Tarzan gli piace questa donna e questa concentrazione di pelo. Gli piace più della scimmia!'"
[...]

Come distruggere un mito con la praticità della mente semplice, appunto...

Consiglio molto questo libricino, la Pecora Nera, di Celestini, artista che ho imparato ad apprezzare vedendo scemo di guerra, passato di notte tardi su rai tre qualche anno fa.
E' semplice, tagliente, usa un linguaggio studiatamente semplice (e non è per niente facile riuscire a parlare e scrivere così, non so se ci avete mai provato).
Il libro è duro, triste, ma sempre ogni cosa è raccontata con leggerezza.

16 ottobre 2007

Press play on tape!

Quando ero più piccolo, leggevo volentieri, oltre il fantasy, anche la fantascienza.
Immagino questo denoti la mia attitudine a sfuggire la realtà, poi fortunatamente un poco diminuita con l'età.

Nelle mie letture fantascientifiche, oltre Asimov e Dick, oltre "Le meraviglie del Possibile" - raccolta bellissima che consiglio a chiunque, con il racconto breve "La Sentinella", assolutamente da leggere -, oltre alle raccolte di PlayBoy - toglietevi quel sorriso dalla faccia, PlayBoy fu tra i principali mecenati di autori fantasy di grande livello, giuro! :-) -, entrava di diritto Nathan Never, un fumetto che, soprattutto nei primi 50 numeri, era davvero molto bello.

Come tutti i fumetti della Bonelli, attingeva a man bassa da libri e film di fantascienza, le storie erano ben strutturate, i disegni molto belli.

E' in Nathan Never che ho sentito, per la prima volta, la parola "drone", che in robotica indica un robot con limitate capacità decisionali guidato remotamente (ovviamente nel fumetto non era affatto limitato, anzi). I droni servivano per allenamenti di combattimento, per controllare detenuti e prigionieri ed altre attività dove era meglio limitare al minimo il rischio di perdite umane.


Lo studio della robotica, legato allo studio della nanotecnologia, aveva poi portato alla realizzazione di droni-spia, minuscoli e difficilmente rilevabili.


Perchè questo preambolo? Bè, perchè, come riporta il titolo della raccolta sopra indicata, queste fantasie non erano altro che "meraviglie del possibile".

Attualmente, infatti, droni militari sorvolano zone ad alto rischio per fare rilevamenti e per spiare territori.

Ma non ci si è fermati a questo. In Francia, dove la fantascienza ha probabilmente preso piede più che da noi o dove si sentono, forse, in guerra, si è deciso di utilizzarli per controllare le Banlieue (e tanti saluti alla legge sulla privacy).

Mentre in America, sembra che siano utilizzati degli insetti spia davvero futuribili.

E pensare che ogni tanto io ho ancora nostalgia del buon Commodore 64!
Load *",8,1
Press play on tape!
ZZZ Z Z Z Z Z Z Z Z
e poi finalmente qualche gioco innocuo con mega pixeloni a girare per il monitor!

ps: mi astengo dalle valutazioni morali che l'utilizzo dei droni comporta, non mi sento in grado di affrontare un simile discorso.

NOTA: per alleggerire un poco questo post, dico che sono stato alla sagra della castagna di Soriano nel Cimino, che è bella e la consiglio a tutti, e che chiunque, quando gli capita, deve assaggiare zuppa di Farro e Castagne e spezzatino di Vitella e Castagne.

Qui sotto una foto (non si vede bene anche se l'ho schiarita) della preparazione delle castagne, fatta con enormi padelle appese con delle catene sopra al fuoco e mosse di continuo, con un turbinare di lapilli davvero caratteristico nel buio della notte.

10 ottobre 2007

Attenzione all'attenzione

C'è poco da fare.
Ci sono giorni in cui le riunioni non riesco proprio a seguirle.
Io li guardo, provo ad ascoltarli, ma la testa se ne va, se ne va per conto suo.

Come Calvin, mi perdo nelle storie del capitano Spiff e la maestra... puff, non c'è più
:-)


Nel mio sogno ad occhi aperti, però, non c'è Spiff, non ci sono astronavi, ma un odore di aria fresca... aria con neve, probabilmente.

In ogni caso aria invernale, o autunnale (è iniziato l'autunno, la stagione che preferisco in assoluto, soprattutto per i colori che ci sa dare... e poi perchè ritorna il fresco - io ODIO il caldo).

C'è gente che parla, davanti ad un thè caldo, o davanti al fuoco.
Ci sono idee, che passano da testa a testa, da bocca a bocca.

C'è una chitarra che strimpella, o una voce che canticchia, o un suono che gracchia da una radio.

C'è una mano che accarezza i capelli, presente ma non ingombrante.
E spesso, si, c'è una gatta, possibilmente tigrata roscia o completamente bianca.

Ci sono lavoro di casa da fare, cose da preparare, progetti da pensare, qualcosa da fumare e anche da mangiare, perchè no.

Ci sono rumori attutiti, odori forti, aria pungente, sapori antichi, maglioni morbidi al tatto, colori caldi, vino rosso, cognac o porto caldi, schioccare di risate o mormorii seri di discussioni.

Soprattutto, c'è un benessere che mi piglia, improvviso, incredibilmente profondo, che mi fa vibrare la spina dorsale di piacere.


Meno male che sono bravo in quello che faccio e che questo non mi accade che per pochi attimi, altrimenti non riuscirei a nascondere a tutti che, durante certe riunioni, io non ci sono proprio.
:-)

Come già era a scuola prima e all'università dopo, certi momenti il mio cervello dovrebbe seguire ciò che accade, ascoltare le parole che sono dette, invece si rifiuta, e tutto quello che accade intorno si trasforma, i suoni si attutiscono e diventano sottofondo conciliante, come il rumore del treno in viaggio.


A quel punto il mio io sognante si chiede perchè io non mi impegni a far si che questi sogni diventino realtà.
Almeno per un giorno alla settimana, o un giorno al mese... perchè io, lontano dalla mia Roma, non ho ancora voglia di stare.


PS: sabato e domenica, sagra della castagna a soriano nel cimino!

08 ottobre 2007

Consigli cinematografici

Non sono un esperto di cinema, lo ammetto.
Però ho visto alcuni film che mi fa piacere "pubblicizzare" in qualche modo, perchè li ho trovati davvero ben fatti.
Guarda caso, entrambi sono presi da libri.
Ho una mia teoria, riguardo alle sceneggiature: mi sono accorto che, mediamente, ogni volta che vedo un film dove i personaggi mi colpiscono perchè sono ben strutturati ed hanno spessore, è un adattamento di un libro.
Non è una regola fissa: ci sono molti film derivati da libri che mi hanno fatto schifo, mentre ci sono alcuni "originali" (Amelie, Lost in Translation, La mia vita a Garden State) che mi sono piaciuti da morire. Però mediamente è così.

Mio fratello è figlio unico, di Daniele Luchetti, mi è piaciuto molto, pur essendo io lontano da ideali politici così forti come quelli che animano i personaggi. Questi ideali sono lo spunto anche per tracciare il percorso di crescita di un ragazzo, Accio, che ha bisogno di qualcosa, ha bisogno di una via, ha bisogno, come lui stesso ammette, di regole.
Fin da piccolo cresce all'ombra del fratello, capace di catalizzare su sè tutte le attenzioni, le ammirazioni, le simpatie. Accio ne soffre e, amando ma invidiando il fratello, sembra scegliere strade completamente opposte. Eppure i due destini sono legati a doppio filo. Solo alla fine del suo percorso di crescita, spezzati i legami con il passato, Accio riesce a prendere in mano la sua vita e a fare ciò che voleva fare fin da piccolo, aiutare gli "ultimi" (l'ultima scena, però, è forse eccessivamente retorica).
Mi è piaciuto molto, soprattutto grazie all'interpretazione di Elio Germano, un ragazzo di cui ho una stima infinita si dai tempi di Romanzo Criminale e di Quo Vadis Baby.
Scamarcio, invece, fa se stesso - che non è moltissimo -, ma non mi sento di criticarlo troppo, nel film fa la sua parte.

L'altro film è "Correndo con le forbici in mano": un film strano, davvero strano.
Non sono riuscito ancora a prendere una posizione a riguardo, soprattutto riguardo la tematica: la crescita di un bambino abbandonato dalla madre egocentrica e malata di mente e dal padre alcolista, che cresce nella strampalata famiglia dello psichiatra della madre -dove nessuno ha regole nè vincoli, libero di esprimersi ma anche lasciato a se stesso -, bambino che si scopre gay a 15 anni, quando ha il suo primo rapporto con un sociopatico 34-enne.
Eppure mi è piaciuto, lo stile del racconto mi è piaciuto e, per alcuni versi, mi ha ricordato i Tenenbaum, anche se quest'ultimo tratta temi meno pesanti e risulta quindi più leggero alla visione.
Anche in questo caso, il giovane cerca regole senza le quali si trova perso. La frase "Allora capii che avevo bisogno di regole, perchè senza regole la vita è sempre una sorpresa".

La scena dell'urlo liberatorio presente in "Correndo con le forbici in mano" mi ha ricordato un film che ho visto tempo fa, La mia vita a Garden State, sceneggiato diretto ed interpretato da Zach Braff (il J.D. di Scrubs) e con una grande Natalie Portam. E' un film lento, questo, ma assolutamente da vedere.

Di "Correndo con le forbici in mano" e "La mia vita a Garden State" mi sono piaciute molto anche le colonne sonore, belle belle belle.

02 ottobre 2007

Incubi cittadini

Un incubo.
Ho vissuto un incubo.
Tutta la zona romanina tuscolana casilina.
Tutti quei maledetti centri commerciali.
E via, in un negozio megamaxigrandepieno per cercare vestiti sportivi per il mio dolce quarto (troppo più piccola di me di stazza per poterla chiamare metà :-)
Ero nervoso, e il posto non aiuta.
Mi aspettavo i forconi, Dante e Virgilio.
"Ciao Dante"
"Ehi, Virgi, senti, mi accompagni a cercare le scarpe?"
Sono allergico all'umanità, alla massa, letteralmente sbrocco.
Sono sociopatico? Forse
Una bestemmia si stava formando sulle mie labbra, come la canzone di Shannara prendeva corpo e sarebbe potuta essere così potente da distrugger tutto.
Ho resistito, applausi per Ted.
In ogni caso, ho avuto l'ennesima prova che dio non esiste(1) e che, se esistesse, dovrebbe avere una buona scusa.
La cosa più impressionante? I mille bambini in lacrime rimproverati a brutto muso dai genitori. Stanchi, rintronati dai rumori, letteralmente spappolati da luci colori consumismo pubblicità, devono anche sentirsi rimproverare dagli esseri inumani che li costringono a sopportare tutto questo.
Ne ho visto uno (e non sto scherzando) buttato per terra, sulla moquet, abbracciato ad una scarpa tipo orsetto, tra due corsie, che provava a dormire...

(1) prova della non esistenza di Dio, da Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams
"Ora, è così bizzarramente improbabile che una cosa straordinariamente utile come il pesce Babele si sia evoluta per puro caso, che alcuni pensatori sono arrivati a vedere in ciò la prova finale e lampante della non-esistenza di Dio. Le loro argomentazioni seguono pressapoco questo schema: 'Mi rifiuto di dimostrare che esisto' dice Dio 'perché la dimostrazione è una negazione della fede, e senza fede io non sono niente'. 'Ma' dice l'uomo 'il pesce Babele è una chiara dimostrazione involontaria della Tua esistenza, no? Non avrebbe mai potuto evolversi per puro caso. Esso dimostra che Tu esisti, e dunque, grazie a questa dimostrazione, Tu, per via di quanto Tu stesso asserisci a proposito delle dimostrazioni, non esisti. Q.E.D. Quod Erat Demonstrandum.' 'Povero Me' - dice Dio, e scompare immediatamente in una nuvoletta di logica."