| Internet e l'aborigeno |
31 agosto 2007
E' IL MOMENTO DEI SALUTI
Come mi è già capitato di dire, per me Settembre è il vero inizio dell'anno.
Quest'anno l'inizio dell'anno significa molto per me.
Non nego che io sia turbato.
O forse "torbato", come direbbe un Lagavulin :-)
La vita mi sta regalando nuovi innumerevoli stimoli, mi sta ricordando emozioni sopite, mi sta regalando adrenalina, mi sta premiando dopo alcuni sforzi.
Mi sta anche obbligando a mettermi in discussione, a mettere in discussione ciò che ho costruito sino ad ora.
Ed è bello e brutto insieme.
Mi ricorda che sono vivo, che tutto si muove.
Mi ricorda che quello che sono ora è l'insieme di tutte le scelte che ho compiuto sino ad oggi.
Degli sforzi che ho fatto, dei pensieri che ho avuto.
Delle esperienze, belle e brutte.
Di ciò che ho visto, di ciò che ho imparato, di ciò che ho sentito.
Di quei giorni in cui mi sentivo un sacco di zavorra da far cadere per salvarmi.
Di quei giorni in cui mi sentivo la mongolfiera, e i sacchi di zavorra non potevano più fermarmi.
Di quei giorni in cui, semplicemente, mi sentivo.
Nulla è andato perduto.
Ma mi ricorda anche che qualcosa sta terminando, e che tutti gli sforzi che possiamo fare per fermare le cose, per bloccarle come sono, sono sforzi inutili, sono orme sulla battigia.
Ne uscirò diverso. Forse più forte, forse no; forse migliore, forse no; sicuramente diverso, cresciuto, accresciuto, vivo.
Dopo otto anni lascio la mia società. Dopo quattro anni lascio il cliente che mi ha ospitato.
Anni di esperienza, di crescita, di conoscenza (e i giorni in cui si impara qualcosa non son mai da buttare), di chiacchiere e caffè, di persone da ringraziare.
Ma anche di abbattimento, di fatica, di nervosismo, di litigi.
Credo di aver dato molto. So di aver ricevuto molto.
Nessuna retorica, solo un saluto.
E la convinzione che non sono stati anni buttati.
E non è poco.
Ho conosciuto persone fantastiche: a voi dico che vi ringrazio, e che - son sicuro - le nostre strade si incroceranno di nuovo.
Ho conosciuto persone meno fantastiche: a voi dico che vi ringrazio comunque, ma - non vi offendete - spero vivamente che le nostre strade "divergano all'infinito".
Ho conosciuto superficialmente molte persone, di cui non so neanche il nome, con cui ho scambiato parole, sorrisi, anche risate: a voi mando un saluto speciale perchè spesso, pur superficialmente e involontariamente, sicuramente disinteressatamente, mi avete regalato momenti piacevoli o cose a cui pensare.
Ho conosciuto poco persone che avrei voluto conoscere meglio: a voi chiedo scusa per non avervi dato più spazio.
Ho conosciuto poco persone che non mi attiravano: anche a voi chiedo scusa per non avervi dato più spazio.
Ho conosciuto persone convinte, in modo assolutamente errato, di avermi capito, di potermi dare consigli, di avermi capito meglio di quanto io abbia capito me stesso: a loro dico solo di dimenticarmi, perchè io dimenticherò loro e tutte le parole che hanno speso inutilmente.
BUENA VIDA Y SUERTE
Pubblicato da
TED74
alle
14:19
7
commenti
Etichette: Personale
27 agosto 2007
Buoni propositi (?)
Passiamo tanto tempo a fissare le cose, ad inchiodarle, a cementarle... a irrigidirle. Ci dà sicurezza, ci fa sentire forti.
Ma la vita è fluida, trova sempre il modo di entrare, e più ci siamo irrigiditi, più danni farà nel momento in cui entrarà.
Io non so ancora come reagire: se rinforzare le barricate oppure lasciarmi andare nei flutti.
E' probabile, come sempre, che la risposta corretta sia nel mezzo: lasciarmi andare ai flutti stringendo forte il timone; subirò tempeste e bonacce, ma potrò dire di aver davvero navigato; mi pentirò di aver scelto delle rotte, ma apprezzerò i posti nuovi che mi porterà a vedere; non mi lascerò andare al rimorso per le scelte prese, troppo perso nella scelta delle nuove vie; lascerò scorrere il sangue e crescere l'adrenalina e non rimarrò fermo solo in un porto sicuro.
Non voglio più timore... spero solo di non perdermi.
PS: è un buon proposito per l'anno a venire. Sono rimasto ai tempi della scuola, per me è Settembre l'inizio dell'anno
:-)
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
Ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
Chi non cambia la marea,
Chi non rischia e chi non cambia colore dei vestiti,
Chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione,
Chi preferisce nero su bianco e i puntini sulle "i"
Piuttosto che una serie d'emozioni,
Proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
Quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
Quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
Chi è infelice sul lavoro,
Chi non rischia la certezza per l'incertezza,
Per inseguire un sogno,
Chi non si permette almeno una volta nella vita
Di fuggire dai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
Chi non legge e chi non ascolta musica,
Chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
Chi non si lascia aiutare.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
Chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
Chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
Ricordandoci sempre che essere vivo
Richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
Del semplice fatto di respirare.
( PABLO NERUDA )
Pubblicato da
TED74
alle
10:05
9
commenti
23 agosto 2007
Lost in Translation
E' uno di quei film, come il Favoloso mondo di Amelie, che mi colpiscono; con delicatezza, ma mi colpiscono.
E' la storia di un ex attore e di una giovane laureata in filosofia che sono nello stesso albergo, a Tokio, per motivi differenti: lui rincorre un lavoro e una paga ma anche un poco di tregua da una vita familiare che non lo coinvolge più; lei segue un marito sempre assente e, soprattutto, troppo distante da lei.
Tokio, nella sua diversità, con i suoi ritmi frenetici, ha una forza straniante impressionante. I personaggi si trovano, così, soli, persi, insonni, e questa "solitudine in mezzo a molti" (rappresentata dall'hotel, posto dove si è circondati di gente, ma si è, in fondo, estranei a tutto) fa da cassa di risonanza ai loro problemi, costringendoli a dare ascolto al ritmo della loro anima.
Come due profughi, persi in loro stessi, soli in un mondo che non conoscono, si riconoscono come anime affini e si avvicinano: due mondi distanti, quasi opposti, che entrano a contatto e si trovano bene insieme.
Tutto è raccontato per immagini, i dialoghi sono ridotti all'osso.
Tutto è raccontato dai luoghi, dai suoni soffusi (come rimbomba, ogni volta, il sibilo delle porte dell'ascensore che si aprono e chiudono), dagli sguardi e dalle smorfie (Scarlett Johansson e Bill Murray sono fantastici).
Questo è un film dove vince il non detto, dove tutto è sfumato, eppure, per me, così evidente.
Forse ho passato momenti simili, momenti in cui ho cercato me stesso, e tanto.
Forse non è un film per tutti: se non ci entri in sintonia, probabilmente rimane criptico, lontano, incomprensibile.
Forse ognuno, in quei non detti, mette ciò che vuole, e questo da noia a molti.
In effetti, il film non racconta, ma evoca: un piccolo viaggio spirituale, con scene accennate come i sorrisi di Scarlett Johansonn o le smorfie di Bill Murray.
Un film lento, silenzioso, accennato, delicato, mai invadente: per questo dirompente.
Ci sono mille scene che mi sono rimaste impresse.
La scena in cui si parlano, con aria noncurante ma profonda curiosità, spiega tutto un mondo: si può vedere la scena qui (eccone una traduzione sommaria: "Sai mantenere un segreto? Sto organizzando un'evasione, e sto cercando un complice. Prima dobbiamo scappare da questo bar, poi dall'hotel, poi dalla città, poi dal questo paese: ci stai o no?" "Ci sto, vado a preparare le mie cose" "Io aspetto al bar, bevo per prendere coraggio").
La scena in cui si addormentano insieme, sconfiggendo con la compagnia i fantasmi che li agitano , riuscendo finalmente a dormire, in cui l'unico punto di contatto sono i piedi di lei e la mano di lui, esalta un'affinità mentale che non si perderà nel rapporto fisico.
Le mille scene di Bill Murray con la sua aria ironica sul volto quando si confronta con un mondo così diverso e così lontano da lui (la scena della doccia, troppo bassa per lui; la scena della discussione con il regista, che parla per ore per esprimere pochissimi concetti; quella in cui, in ascensore, supera tutti di almeno un palmo; la scena della prostituta che vuole che lui gli "stlappi" le calze; la scena in cui parla in inglese ad un giapponese che prova a parlargli in francese) e le mille scene di Scarlett Johansson persa per la città (una su tutte, la scena della metropolitana) rendono l'idea della loro difficolta di comunicazione e di relazione, sono il simbolo del momento che si trovano a passare, quel sentirsi avulsi, staccati da tutto ciò che li circonda, fuori luogo, fuori tempo, fuori fuoco.
La scena del pranzo dopo che Bill Murray ha un rapporto con la cantante del piano bar, esprime, senza mai una parola detta ad alta voce o fuori posto, la tensione che c'è tra loro, tra la "gelosia" della Johansonn e l'imbarazzo di Murray.
La scena dell'imbarazzo tra di loro, in ascensore, l'ultima sera, scena che, senza dire una parola, mostra come lei desideri più attenzioni e come lui, seppur a malincuore, non voglia "sfruttare" la situazione.
Su tutte, poi, l'ultima scena, quel bisbiglio indistinguibile ma così chiaro, che chiude con estrema delicatezza tutta una storia.
E' un film che consiglio vivamente a tutti, ben sapendo che o lo ameranno e mi ringrazieranno, oppure lo odieranno e mi prenderanno, una volta in più, per pazzo.
Pubblicato da
TED74
alle
12:19
6
commenti
Etichette: Cinema

