Internet e l'aborigeno
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14 dicembre 2007

Vecchi fogli (2)

Ancora privo di parole, me le faccio prestare nuovamente dalla lettera dell'altra volta, che proseguiva così:
"
E l’amore, che ti fa sentire su un altro pianeta, cambia il colore delle cose, ti dà energie in continuazione; non scorderai mai quei bei momenti di silenzio che precedono e seguono i baci appassionati.
Quegli attimi a cui si arriva guardandosi negli occhi, magari sorridendo, ma poi il viso cambia, diventa serio, la bocca si socchiude, seguita dagli occhi che fanno altrettanto, e allora tutto si confonde.
In quel momento ti perdi in un odore, in un sapore, almeno all’inizio.
Con calma, senza fretta, assaporare quell’attimo e la persona che hai davanti.
Quello è il silenzio che intendevo, quello che ti prende all’improvviso, e ti spegne il cervello.
Il cervello si scioglie, diventi solo corpo, e dopo ti ricorderai solo le sensazioni, perché al bacio segue altro, e diventa importante anche il tatto, il gusto, e ti perdi ancora di più… la pelle, il calore, il freddo… e sei perso oramai, il corpo dell’altra persona fuori e dentro di te.
A quel silenzio ne segue un altro, quello fatto di carezze, di sguardi e sorrisi, dove le parole non trovano proprio posto perché sono inutili, forse addirittura “obsolete” perché oramai sai comunicare in un altro modo.
Ci hai mai pensato? Quando uno bacia chiude gli occhi proprio per questo: annulli le parole e gli occhi - il nostro modo di comunicare consueto - e ti lasci andare ad un altro tipo di comunicazione, usando il canale del corpo, delle sensazioni, del tatto, del gusto.
Non ne hai abbastanza fino a che non conosci a perfezione la pelle, il sapore, i brividi dell’altro.
Perchè se ti fermassi prima ti sembrebbe di avere interrotto un discorso a metà.
"

06 settembre 2007

E-MAIL

Tre righe. Tre stupide sciocche righe. Tre righe quasi prive di significato, qualche piccolo emoticon, due tre punti di sospensione… qualche frase o parola troncata, quell’italiano strappato e seviziato tipico della posta elettronica…
Guardava il monitor e si chiedeva come fosse possibile che tre stupide fottute righe prive di calore e di consistenza potessero metterlo così a disagio.

-------Ciao. Come va? Io abb bene :-)
sono di nuovo in giro a fare la trottola…
Spero di vederti. CU Baci -------

Fissava il monitor come intontito, e gli sembrava che le lettere pulsassero, tre sciocche righe che prendevano vita e gli danzavano attorno la testa come indiani all’attacco della carovana… e gli urlavano nelle orecchie, violentemente e senza posa, tre note stonate nello spartito regolare della sua giornata.
L’essere in ufficio di fronte a tante persone, seppure ignare di tutto, non faceva che aumentare a dismisura il suo disagio.
Odiava quegli attimi ed i capelli gli si rizzavano sulla nuca.
Continuava a fingersi indaffarato, batteva sui tasti rumorosamente ma in modo privo di logica.
Non riusciva a togliersi dalla testa quelle tre righe, solitarie nella pagina, quasi offensive nella loro stringatezza. Eppure…
Non riusciva a togliersi da dentro quella sospensione creata da quegli sciocchi puntini dopo “trottola”… troppe erano le cose che sottintendevano e nello stesso tempo sottolineavano.
Una sola cosa era certa: lei era di nuovo “free”, la caccia era aperta e quello era un invito a parteciparvi.
La cosa sarebbe dovuta essere eccitante, ma non era così per lui. Gli rivennero su ricordi come l’alcool ad un ubriaco, in modo incontrollabile ed indesiderato. E facevano male…
Quelle tre righe riaprivano un mondo e ricostruivano un dolore.
Il cervello continuava a vomitare ricordi; e più erano belli, più gli si accodavano quelli pesanti.
Poteva sentire gli odori ed i sapori, era di nuovo lì fisicamente… e fisicamente sentiva anche quella sofferenza, quella sensazione d’impotenza, quel disagio d’averla persa e di essersi comportato come non voleva, in un modo che non si aspettava. Perderla era coinciso con il perdere la stima in sé e le due perdite unite lo avevano schiantato, minando fortemente le sue fondamenta, la sua sicurezza e indipendenza.
E ora tre fottutissime righe, quasi fuori luogo in quel posto di lavoro, avevano riavvivato il disagio dalle ceneri di un fuoco mai spento.

Ma quello era anche un invito, una richiesta d’aiuto. Urlava: non mi lasciare ad altri, riprendimi, riconquistami, riottienimi. E lui non voleva vederla con altri…
Forse poteva anche ricostruire tutto e riprendersi ciò che ancora sentiva suo.
Mettere in gioco i ricordi e rischiare di perderli tutti.
Ma anche rischiare di vincerne di nuovi e più caldi.
Ma poter anche schiantarsi di nuovo.
Ma poter davvero riconquistarla.
Ma poter anche scoprire che non ne valeva la pena.
Ma poter anche godere e non soffrire.
Ma le persone non cambiano.
Ma lei gli piaceva così.
…Il tempo sembrava gocciolare lentamente, troppo lentamente, quasi fermo.. eppure mille pensieri gli affollavano le idee. Sudava un poco, era teso, e si sentiva a disagio.
Sentiva che doveva prendere una decisione, veloce, prima che il dubbio gli si piantasse dentro.
In un secondo decidere se salvare i ricordi, vivere di ricordi o cedere ai ricordi. Logica, nostalgia o passione…
Ed alla fine prese una delle decisioni importanti della sua giovane vita:
SHIFT-CANC
…e con sollievo si accorse che erano passati solo 5 minuti.