Internet e l'aborigeno
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05 novembre 2009

Un volto nuovo di Londra



Riprendo, dopo tanto tempo. Faccio finta di nulla e non do spiegazioni del silenzio intercorso...

I primi di Ottobre sono stato a Londra. L'ennesima volta, è vero, ma mai come stavolta ho visto un'altra Londra.

Innanzitutto premetto che non ho fatto vita notturna. Avevo bisogno di riposo, di serena distrazione.
Un vecchio? Forse, ma mennefotto.

Mio zio era morto il giorno prima della mia partenza, dopo alcuni giorni senza mai riprendere conoscenza.
Io non l'ho mai visto in questi giorni, e sono partito durante il suo funerale.
Una fuga, praticamente.
I sensi di colpa si mischiavano alla strana sensazione di vuoto che la morte scava dentro ad un essere assolutamente avulso dal divino e dal soprannaturale quale sono.
Sono convinto che la morte sia un problema per chi rimane, in quanto per chi se ne va nulla resta e nulla sarà: con queste convinzioni, la fine di tutto fa paura e quando ti si para innanzi è sempre difficile far finta di nulla.

Questa premessa spiega la necessità di staccare la spina.
L'odio che ho della confusione dantesca discotecara e la necessità che personalmente ho di pensare per superare i momenti difficili (e non di non pensare, come fanno molti) spiega il "rifiuto" di vita notturna e il rifugiarsi in passeggiate nei parchi e nelle chiacchierate davanti al fuoco serali e nel tè delle 5 (tradizioni e sicure scadenze).

Riprendendo il filo, ho visto un'altra Londra. Una Londra solare (sembra assurdo, ma non scherzo), serena, senza corse, senza folla e senza traffico.
La consiglio a chiunque, soprattutto in questo periodo perché la sterlina a 1,1 euro è un'occasione per vedere Londra senza "impoverirsi" e comprare anche qualche bella cosa (nei negozi di vestiti, soprattutto, i prezzi con questo valore della sterlina sono sensibilmente più bassi che nel resto di Europa; basta andare in negozi con tiratura europea - ad esempio GAP - che mostrano i cartellini con il doppio prezzo e farsi due rapidi calcoli per capire la differenza).

Certo, io ho la fortuna di avere un'amica che abita in una zona fantastica e fuori dei normali "circuiti", zona che in altre occasioni non avrei mai conosciuto.
Abita a Belsize Park, una zona al limite della ZONA 2, racchiuso tra due parchi: Pimrose Hill/Regent's Park e Hampstead Heat.

Nel quartiere ci sono principalmente case basse, con appartamenti con grandi bow windows affacciate sulla strada.

Dietro casa della mia amica c'è il "villagge" di Belsize (Belsize Terrace), con i suoi negozietti a misura di uomo, con le coppie giovani che passeggiano tranquilli spingendo la o le carrozzine.
All'angolo c'è il negozietto delle specialità, in cui si possono comprare dei fantastici bagels (portati a casa, scaldati, spalmati di philadelphia e coperti di salmone affumicato sono fantastici e sono un brunch tipicamente newyorkese).

Insomma, un posto fatato.

Il primo giorno il tempo ci ha accolto bene e ci ha permesso di fare un bel giro per Pimrose Hill, con la sua vista su Londra e i suoi scoiattoli e i suoi campi pieni di bambini che giocano a calcio.

Nel pomeriggio, invece, passeggiata al centro, tra Leicester Square e Covent Garden per poi deviare fino a Hamleys, in Regent Street.
Cinque piani di giocattoli per tornare bambini (vedere qui e qui).

La sera riposo e chiacchiere con un bel bicchiere di vino (e dopo di grappa) di fronte al fuoco, aggiornandoci tra buoni amici sulle rispettive vite.

Il giorno, dopo una bella dormita, passeggiata lungo il canale fino al mercato di Camden Town. Costruito in vecchie stalle, per anni posto di nicchia e mercato per le persone più "strane", ora in realtà ha perso grande parte del suo fascino per diventare posto alla moda sempre pieno di gente.
Dopo l'incendio di un paio di anni fa (vedere qui e qui), inoltre, il posto ha perso parte della sua identità, rimanendo comunque un posto fantastico per fare una passeggiata, per vedere negozi, per assaggiare cibo di tutte le parti del mondo, assaggiando nelle varie bancarelle quanto viene offerto per attirare l'attenzione dei passanti.
Se poi si vuole vedere un posto davvero strano, allora basta andare al cyberdog, un negozio di persone davvero fuori dal mondo!

Inoltre, il posto è bello da vedere anche se fosse completamente vuoto. E' un vecchio borgo seduto in riva al canale, con le sue chiuse che permettono di navigarlo, con i suoi ponti che rendono il tutto molto "nordico".

Nel pomeriggio siamo stati inglesi perfetti. Dopo un riposo post pranzo (pranzo con uova sfrittellate, bacon, baked beans e pane imburrato), passeggiata nel parco di Hampstead Heat e poi nel quartiere, da Louis Pastisserie, con tè delle cinque e fetta di torta di dimensioni inimmaginabili qui in Italia, servite su un ampio carrello e che ti fanno venire fame solo a vederle.

La sera birra e musica rock dal vivo prima di cena e poi di nuovo chiacchierate con Doors e Led Zeppellin e Cure e Deep Purple e camino e alcool.

Ultimo giorno, visita al castello prima di partire, ma davvero è stato il "meno" della mia visita.

Vorrei raccontare di più, soprattuto vorrei raccontare meglio, ma il tempo è finito, lo spazio anche, la voglia pure.
Stop

10 settembre 2008

A volte ritornano...

Eh si eh si eh si

Sono ancora vivo in effetti, anche se non si direbbe.
Sono anche in forma, solo privo di tempo e, forse, di idee da buttare giù su carta.
Il problema è che ho vissuto molto, e chi vive molto ha poco tempo per scivere della vita.
Ho fatto un bel bagaglio di sensazioni, i miei occhi sono pieni, la memoria è a lavoro, le dita non riescono a stare dietro a tutto.
Il lavoro mi riempie il tempo, purtroppo, e vorrei usarlo in modo più soddisfacente.

Intanto, la mia "idiosincrasia" per alcune cose di questo paese si sta accentuando.
Accompagnata da una simile idiosincrasia a determinati tipi di lavori.
E' tempo di progettare dei cambiamenti; saranno le occasioni, le scelte ed il tempo a determinare con me quanto questi cambiamenti saranno profondi.
E' tempo che una parte di me muoia di nuovo, per dar vita ad una nuova, anima/fenice in continua rinascita dalle proprie ceneri.

Intanto, appena posso assaggio aria estera o almeno non romana, e l'agenda è piena (da qui a Gennaio: Milano, Venezia, Francoforte, Parigi, Berlino, Barcellona, sagra del fungo porcino di Oriolo, sagra delle castagene a Soriano).

Ho rinunciato, per mancanza di tempo, a riportare le indicazioni delle vacanze, che tanto mi piaceva fare, rivivendo passo passo i posti con la mente.
Una sola cosa voglio lasciare alla memoria di questo blog...
si, tesoro mio, hai ragione: quel giorno nella campagna londinese, ascoltando Neil Young, abbiamo vissuto uno dei "Giorni" (con la "g" maiuscola) della nostra vita.



...anche perchè il cantante di young ha solo il nome e non so quanti concerti farà :-)
(dovevo smorzare la solennità del momento, è stato più forte di me!)

ps: ho provato a postare il video del primo pezzo del concerto, ma, a parte i dubbi sul "copirait!!", era enorme!!
accontentiamoci di questo

16 luglio 2008

Ritorno

Finalmente di ritorno.
Riposato, rilassato pur avendo dormito poco, arricchito di immagini e sensezioni.
Mi propongo di fare, prima o poi, un resoconto della vacanza... se solo avessi un poco più di tempo, avrei la certezza di farlo, ma per ora me lo propongo e basta.
Un bel post, con immagini e mappe, con consigli e indicazioni, foto e sensazioni di corredo.
Per ora, posso solo dire che penso di aver capito uno dei motivi per il quale mi piace Londra.
Con l'euro, con la globalizzazione, il viaggio è sempre di meno rima con cambiamento. Qui, con una moneta diversa, con la guida diversa (quante volte si rischia di essere investiti), colori odori e sapori diversi, ho l'idea del viaggio come cambiamento, cosa che andando in Spagna, Germania o Francia non ho avuto.
E poi gli odori...
Al momento in cui scrivo ho smesso di fumare da 4 anni, 5 mesi. Non sono mai stato un fumatore "vero", ho sempre fumato poco; poi, semplicemente, ho smesso. In casa, nel cassetto, ho ancora il pacchetto di Malboro Lights che avevo in tasca quel giorno.
La cosa che mi colpisce di più dell'aver smesso di fumare é il sentire mille odori in più.
Il che, d'estate in autobus può non essere una fortuna... ma qui a londra lo è: sarò esterofilo, ma l'odore di Londra mi piace...
Sa di etnico, sa di tante cose, sa di pioggia, sa di parchi e di fiori.Certo, devo ammettere che la "mia" Londra è un poco particolare, perchè ero ospitato in una casa bellissima in un posto fantastico... però quell'odore di curry e fiori e pioggia e altro mi piace
Infine, devo dire che il periodo era perfetto per il viaggio.
Il mio inglese è migliorato, il mio concetto di Londra si è invece ridimensionato: offre tanto, ma toglie davvero tantissimo.
Costosa, ingombrante, ipertassata... città difficile, e sempre più violenta.
Se proprio dovessi andare via da Roma, non sono più tanto sicuro che Londra sarà la mia meta.
E ora non vedo l'ora di rituffarmi nella "mia" Roma.

30 maggio 2008



Mannaggia mannaggia, non riesco a trovare il tempo per raccontare un poco di Valencia.
Evvabbè, per ora dico solo che è bella anche se piccola. Piccola per uno che viene da Roma... ma anche piacevole proprio perchè non conosce traffico e sovraffollamento.
Il viaggio RyanAir anche questa volta è costato molto poco (una quarantina di euro a testa) ma, a differenza delle altre volte, qui arrivare dall'aeroporto alla città è stato facile ed economico.
Infatti, dall'aeroporto si prende direttamente la metropolitana: 1,80 euro, 20 minuti di metro e si è al centro.
L'hotel l'avevamo trovato con un'offerta su www.venere.it. Hotel Astoria. Grandioso, al centro di Valencia (praticamente a piazza dell'Ayuniamiento), stanza grande e pulita, cassaforte, palestra e jacuzzi in un attico, al nono piano con vista sulla città... il tutto ad 80 euro a notte.

Per il resto, racconterò quando avrò tempo.

PS: voglio far notare una notizia che mi hanno fatto andare fuori di testa anche oggi.

Il vicesindaco di Treviso ha perso l'occasione di stare zitto. Io faccio notare solo che la sua ignoranza è fuori dal comune (se si vede il video, dice che la sua decisione è motivata da motivi di "economia floreale... insomma... no ma... insomma per gli animali"). Per il resto, ognuno si faccia la sua idea guardando qui.

28 aprile 2008

Barcellona in un giorno



E anche Barcellona è andata.
E' stato moooolto più faticoso che andare a Venezia, ma ne è valsa la pena.
18 euro di aereo, 1, 30 di volo.
21 euro di pulman, 70 min di viaggio (90-120 euro se avessi preso il taxi o 100 euro se avessi preso la macchina in affitto, e lì la benzina è poco costosa)

Bella. Davvero
E con un'aria allegra e festosa.
Alle 9.30 ero a Barcellona (stazione Nord, vicino all'arco di trionfo).
Ci siamo fatti un bel giro, davvero un bel giro (vedere qui).

Per prima cosa, visto che ci eravamo accanto, siamo passati sotto l'arco di trionfo.
Auff, nulla di che, e non si capisce bene per cosa dovessero "trionfare": un monumento senza storia e senza passato.

Poi siamo risaliti passeggiando per la "Passeig de Gracia", la via del quartiere Eixample dove gli architetti si son sbizzarriti a dar sfogo al loro genio.
Qui, passeggiando, si incontrano palazzi bellissimi ed i famosi Casa Battlò e Casa Milà.

La prima è stata costruita da Gaudì per i famosissimi "inventori" del Chupa Chups (il cui logo è stato disegnato da Dalì: si trattavano bene, i tipi).
E' bellissimo, sembra vivo, e i colori e le "scaglie" voglion ricordare il drago ucciso da San Giorgio.

Il secondo, chiamato anche "La Pedrera" (la pietraia), è il fantastico esempio di come Gaudì odiasse ogni linea retta ("Non esistono in natura" diceva sempre).
E' bellissimo e sinuoso, con ringhiere di ferro battuto dalle forme intricate.
In alto, i comignoli strani sembrano rappresentare delle teste, delle persone; si dice che a loro si siano ispirati gli inventori delle maschere dei "cattivi" di Guerre Stellari.
Sembra che la mancanza di linee rette sia una prerogativa anche degli interni. Essendo un condominio, le case dovevano soddisfare anche le necessità "pratiche" della vita di tutti i giorni.
Così una signora disse a Gaudì: "E io dove lo metto, il pianoforte? Non c'è una parete dritta". Allora Gaudì, altezzosamente risposte: "Signora, credo che lei debba imparare a suonare il flauto".

Tra i due palazzi, una mangiatina alla Cerveceria Catalana, con un panino di Jabugo che, seppur costosissimo (costa sui 100 euro al chilo) era veramente fantastico.


Poi di nuovo a piedi fino alla Sagrada Familia, sogno o incubo dello stesso Gaudì.
Gaudì morì investito da un tram, probabilmente assorto in pensieri relativi proprio a quella che doveva essere la sua opera più importante.
La Sagrada Familia fu pagata da un gruppo conservatore che ne voleva fare il centro di espiazione dei peccati di tutta la città.
Quel bigotto di Gaudì si senti tanto investito di un compito "divino" che ne fu ossessionato, tanto che, quando i costi divennero insostenibili e il gruppo committente tagliò i fondi, Gaudì pago di tasca propria o andò in giro a chiederne a chiunque.
Tutto il complesso è un inno a Dio (e Gaudì fu chiamato l'"architetto di Dio") e le guglie sono lavoratissime; a chi gli disse "Perchè perdere tempo con cose che gli uomini non vedono?" lui rispose, serafico "le vedranno gli angeli".
Una facciata è completamente dedicata alla passione di Cristo, gli ultimi giorni della sua vita e la crocifissione.
Vi è anche un "quadrato magico" dove le somme di tutte le cifre fa 33, gli anni di Cristo.
Non sono state realizzate da Gaudì, ma da un altro scultore che ha imposto il suo stile, squadrato, spigoloso, così differente dal sinuoso stile di Gaudì.
Questo stile è stato molto criticato: a me personalmente piace molto.
All'interno, stanno andando avanti i lavori, e la parte in costruzione è "la foresta", un complesso intrico di colonne che deve dare l'idea della foresta, appunto, anche per il modo in cui la luce filtra all'interno.
Purtroppo la fila per salire sulle guglie era davvero troppo lunga (2 ore!!) e abbiamo dovuto rinunciare.
Consiglio di passare alla Sagrada Familia subito, di prima mattina, se si vuol salire senza attendere ore.

Usciti dalla Sagrada Familia siamo scesi verso il mare, ci siamo fermati al Parco della Cittadella per riposare e mangiarci un panino con Jamon.
Purtroppo, mentre da noi diluviava, a Barcellona c'è stata siccità e quindi, per risparmiare acqua, la Cascada (una grossa fontana presente nel parco) era chiusa.
Scendendo per la via di Picasso (dove è un improbabile monumento-fontana, un cubo trasparente con dentro dei mobili incastrati uno nell'altro), siamo arrivati lungo le strade della Barceloneta, con vista sul porto pieno di barche.

Birretta, riposo, e siamo risaliti per le Rambla.
La mappa che ho riportato fa vedere un giro strano... in realtà esiste un ponte, da davanti al Maremagnum direttamente alla piazza di Cristoforo Colombo, con un ponte semovibile (ruota su se stesso quando deve far passare le barche).
Purtroppo, però, google maps è fatto per itinerari in macchina, e non a piedi. Il che, soprattutto nel caso di Barcellona, è un problema: la città è basata su strade intersecantesi tra loro, una in un verso ed uno in un altro... tutte a strade a senso unico, che si incrociano ogni 5 metri con altre strade a senso unico, in incroci a 90 gradi... un incubo per gli automobilisti, praticamente un incrocio ogni 5 secondi e, se non trovi parcheggio, devi fare tutto il giro dell'isolato!!!

Insomma, dicevo... Birretta, riposo, e siamo risaliti per le Rambla.
Erano circa le 16, e la gente oramai era ovunque. Le rambla erano strapiene, con gente a fare compere, artisti di strada a fare spettacoli, e ladri a rubare.
Abbiamo visto gente in lacrime dalla polizia, private di tutti i soldi e i documenti. Mamma mia.

Risalendo per le Rambla, ci siamo fermati alla Cattedrale, davvero bella, il quartiere Gotic davvero fantastico.

Oramai era ora di tornare.
Ci siamo incamminati un poco prima verso la stazione dei bus, e meno male, perchè c'era davvero il panico e abbiamo temuto di non riuscire ad entrare.

Ok, fine, ma davvero bello.

24 aprile 2008

Periodo di viaggi



Aufff
un breve resoconto delle mie ultime settimane
sto lavorando tanto e facendo tante cose
il che mi lascia poco tempo per scrivere
uno scrittore disse che la scrittura è inversamente proporzionale alla vita: più si vive e meno si scrive
è una questione di spazi

Oggi voglio affrontare il mio aspetto psicotico-viaggiante.
L'altro sabato io e il mio quarto abbiamo fatto un giorno a Venezia (di cui si possono vedere le foto nello slideshow).
Partenza alle 6.15 da Ciampino, ritorno alle 19.45 a Ciampino.
Santa Ryan-air! 40 euro andata e ritorno, 9 euro di parcheggio tutto il giorno, 20 euro di pulman da Treviso a Venezia. In totale 35 euro a testa di spostamenti.
Che sfizio! Un poco faticoso ma bello. Con il pranzo al sacco, come da pischelli.
Venezia è bella, devo ammettere. Un poco umida, forse ;-)
Murano mi è piaciuta anche di più, sinceramente: piccola, tranquilla, solare, colorata.

Tre consigli.

Uno: per andare a Murano prendete il 5, non il 41. Il secondo si ferma ogni due per tre, ci mette 15 minuti in più... anche se noi abbiamo sfruttato il tempo per rilassarci un poco, dopo una mattinata di passeggiate.

Due: il parcheggio "Alta Quota", fuori Ciampino costa 9 euro al giorno. Il parcheggio si può prenotare telefonando un paio di giorni prima. Essendo lontano, a piedi, dall'aeroporto, ti accompagnano con un pulmino (da calcolare, in caso di orario "trafficato").

Tre: se si parte con il bagaglio a mano e pesante meno di 5 Kg, conviene fare il check-in online; si può arrivare poco prima della partenza (noi siamo arrivati 30 minuti prima) e si ha anche la prelazione per l'accesso sull'aeromobile.

Sabato prossimo, pranzo a Barcellona... sarà moooolto più faticoso, ma per ora va bene così.
A fine maggio, invece, tre giorni a Valencia.
E poi, per Giugno, sono riuscito a comprare i biglietti per Italia-Olanda a Berna e i quarti (se l'Italia ci arriva!) a Basilea oppure a Vienna.
Svizzera-Austria, aspettateci!

13 febbraio 2008

Un fine settimana

Un bel fine settimana, rilassante e divertente e in buona compagnia, in cerca di vecchi ricordi su cui cementare nuovi ricordi.

Una stanza al Borgo di Tragliata, dove antico e nuovo si mescolano bene e ti accolgono altrettanto bene.
La zona, poi, pur essendo così vicina chilometricamente a Roma, ti trasporta lontano dalla città: era tanto che non mi addormentavo senza sentire macchine passare e non mi svegliavo sentendo solo uccelli e cani richiamarsi continuamente.

Una cena a Tuscania, il prototipo del paese che mi piace, chiuso in se, medievale, cinto da mura, curato.
Fa freddo, allora si aspetta la cena in un bar carino (San Marco, piazza Mazzini), con cioccolata calda della Lindt e aperitivi e stuzzichini (6 euro una cioccolata ed un aperitivo).
Chiacchiere allegre tra noi e con un altro avventore attempato e con voglia di chiacchierare, di ritorno dal Venezuela.

Poi la cena al Kiathos, sempre curato ma ora meno pregiato nella cucina (almeno i prezzi rispettano uno standard "economico", 32 euro per due primi, un secondo, un contorno, acqua e vino della casa).
Meno pregiato, ma la mia entrecote al porto non era per niente male!
Anche la "Torre di Lavello" è notevole (ma più elaborato e costoso), ci si deve tornare.

Il giorno dopo, abbondante colazione a buffet al Borgo. Anche troppo abbondante... tè, pane sciapo caldo con burro e marmellata, yogurt con cereali vari, succo di arancia ed ananas, frutta varia, formaggio, salumi... (non ho mangiato tutto, ovviamente, sto solo elencando!)
Io non amo il pane sciapo, ma devo dire che esalta i sapori di quello che ci metti sopra.
In questa zona il pane sciapo è d'obbligo: narra la storia che, alzato troppo il prezzo del sale, si cominciò a produrlo sciapo per contrastare lo stato della chiesa.
Nella bassa Toscana e nell'alto Lazio il pane sciapo è storia e tradizione.

Una passeggiata a Trevignano Romano, sul lungo lago, un posto incantevole che non ricordavo.

E poi, la sagra del broccoletto ad Anguillara Sabazia.

A volte serve poco perchè tutto sembri più bello e più facile.

22 agosto 2007

La Corsica

E così, la settimana è passata piacevolmente e tranquillamente, tra sole, mare, cibo, birra e chiacchiere.

Ma cosa consiglierei di questo viaggio alle altre persone?

Innanzitutto, comincio con il dire alcune cose.

Prima di tutto, Ile Rousse è molto carina e curata, ma nello stesso tempo non è una città snob come può essere S. Florent nè confusionaria come Porto Vecchio.
I locali chiudono a mezzanotte, mezzanotte e mezza al massimo. Le persone non escono di casa vestite come se dovessero andare a sfilate di moda. Ci sono molte famiglie e, soprattutto, ci sono molti bambini. Io non so se in Francia hanno politiche della famiglia più valide rispetto a noi, oppure se Ile Rousse è meta di famiglie benestanti, so solo che lì ogni nucleo aveva con sè almeno due bambini!
Detto tutto questo, sconsiglio questo posto a chi cerca balli sfrenati o feste sulla spiaggia, lo sconsiglio anche ai modaioli, mentre è perfetto per chi cerca posti più tranquilli che non si fanno mancare nulla (locali, ristoranti, servizi).

Importante è, poi, l'accoglienza riservata ai cani. Qui sono davvero i migliori amici dell'uomo, godono di molti "diritti": possono entrare nelle spiagge senza limitazioni di sorta; nelle case e nei campeggi sono accettati; spesso, fuori dai locali, si trovano dei TouTou Bar, con le ciotole per l'acqua, oppure nei ristoranti vi portano subito una ciotola per il cane e poi vi chiedono cosa volete da mangiare. Un vero paradiso per i cinofili.
Consiglio molto la Corsica a chi ha un cane e vuole andare in vacanza, la sconsiglio, ovviamente, a chi ne ha fobia.
Ulteriore consiglio, la Corsica Ferries obbliga il proprietario a far viaggiare il cane in celle separate dalle persone, mentre la Moby, che parte da Livorno, lascia tranquillamente la libertà di portarlo con sè. Prima di partire, però, il cane va vaccinato per filaria e rabbia.

Per quanto riguarda il mangiare, i ristoranti di Ile Rousse sono curati, spesso molto carini (come quelli sulla spiaggia, davvero "pittoreschi"). Ma, generalmente, sono molto costosi e la qualità del cibo non è incredibile. Conviene spostarsi sulle colline intorno, magari unendo la cena ad una passeggiata sulla Balagne, la via degli artisti, sulle colline che sovrastano la costa tra Ile Rousse e Calvi.
In particolare, mi sento di consigliare "I Scalini", a S. Antonino (ci sono delle foto del posto nello slider).
Un ristorante costruito all'interno di una casa di 3 piani, sovrastata da una terrazza con vista a 360 gradi, arredata con gusto arabeggiante, drappi colorati, cuscini colorati, tende colorate. Ci si possono mangiare buonissime insalate e altri piatti sfiziosi, ed il prezzo è contenuto. Due soli problemi: il primo, che chiudono la cucina un pò presto, conviene prenotare e non presentarsi mai tardi; il secondo, che il posto più bello è la terrazza con la vista a 360 gradi, ma nelle giornate ventose (e in Corsica il vento forte non è una rarità, spazzata come è da tramontana, maestrale o libeccio, a rotazione) viene chiusa.
S. Antonino è molto carina, con una vista splendida su tutta una vallata che scende sino al mare e, intorno, le brulle colline corse che creano un paesaggio da far west: dopo il pasto una passeggiata è d'obbligo.

Per uno spuntino, invece, mi sento di consigliare "A Casa Corsa", che è nella piazza centrale di Ile Rousse: ci si preparano taglieri di formaggi e salumi, oltre a insalatone. Consiglio di farci un aperitivo-cena, e di bagnare tutto con della buona birra Pietra alla spina (vedere sotto).

Parlando di cucina più in generale, non credo che il pesce possa essere considerato il loro piatto forte. La carne e gli insaccati, invece, soprattutto di cinghiale, li consiglio vivamente.
I formaggi sono assolutamente da provare, soprattutto a fine pasto e accompagnati da confettura di fichi, davvero un dessert "da paura".
La verdura è molto buona.
Le birre locali, poi, sono da provare. La Pietra ci ha colpito molto: scura, aromatizzata alla castagna, a bassa fermentazione: grandiosa! In bottiglia, però, non rende come alla spina, deve esser provata assolutamente alla spina. La Serena e la Colomba, invece, son buone, da provare, ma non mi hanno colpito particolarmente (ed è difficile trovarle alla spina).
Anche il vino locale non è male, soprattutto il rosè (so che questo farà storcere il naso a molti intenditori).

Infine, un consiglio per chi ama il jazz. A Ile Rousse, esiste un locale che in Agosto, praticamente una sera si ed una no, ospita un complesso di jazz/swing davvero bravo. Soprattutto, il 14 Agosto sera, ogni anno, questo locale di via Graziani, di cui - purtroppo - non ricordo il nome, è pieno zeppo di gente che corre ad ascoltarli (consiglio, sempre, di prenotare).

Per la lingua, infine, non vi preoccupate: il Corso sembra italiano con la U in ogni dove, ci si capisce sempre :-) (da vedere, ad esempio, questa descrizione di S. Florent e la pagina wikipedia corsa associata, grandiosa!)

PS: Ho aggiunto le altre foto nello slider in alto, passateci sopra con il mouse per vedere la caption

20 agosto 2007

THE END


Eccomi qui di ritorno.
Queste brevi vacanze sono terminate ma mi lasciano un bel ricordo dentro.
Ero partito con molti timori, soprattutto perchè non amo a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e partire la settimana di ferragosto - l'associo sempre a lunghe file, casino in giro, confusione poco piacevole, folla fastidiosa.
La settimana, invece, è scivolata via piacevolmente, tra mare, birra, cibo, chiacchiere, casino accettabile e allegro.
La Corsica mi ha stupito piacevolmente: è rimasta ancora un posto naturale, non invaso dalle persone e dalle strutture alberghiere, ma nello stesso tempo si è evoluta, dotandosi di strade curate e ben asfaltate, di bei locali, di buoni servizi.
O meglio, la parte della Corsica dove sono stato io (la parte nord ovest). So, infatti, che la parte sud-est è diventata, oramai, una propaggine della Sardegna e ne sta assumendo tutti i peggiori difetti.

Insomma, una vacanza piacevole e piena di sorprese e di buona compagnia.

La Corsica, poi, ci ha offerto un mare davvero splendido, ma anche posti in collina belli ed accoglienti, per poi finire anche in montagna, con un lago a 1711 metri d'altezza e gente che dava la scalata alle cime più alte, che mi sembra arrivino ai 2000 metri.

Andiamo con ordine. Innanzitutto, il viaggio.
La nostra meta era Ile Rousse, Isola Rossa, a nord-ovest della Corsica. Il traghetto ci portava a Bastia ed arrivava all'1.30 di notte! Un'orario che mi impressionava, soprattutto perchè credevo di dover fare una serie di strade con curve strettissime a strapiombo sul mare. Fortunatamente, però, a Ile Rousse c'era una persona, Sanni - colei che ci ha trovato casa, ospitato prima che ci dessero la casa e dato indicazioni vitali e interessanti per stare in Corsica - ci ha indicato una strada che si è rivelata assolutamente piacevole da percorrere. Oddio, buia e piena di curve anch'essa, ma più larga, non a strapiombo sul mare e, soprattutto, ben curata.

La nostra casa, bella e curata, con un grande terrazzo, era in un residence poco fuori di Ile Rousse.
Inoltre, da lì si potevano fare un sacco di "escursioni": siamo andati a Calvi, la città di "nascita" di Cristoforo Colombo, a S. Florent, e ci siamo inoltrati fino a Corte (saremmo dovuti arrivare ad Ajaccio, ma poi non se n'è fatto più nulla), salendo anche fino a 1711 metri di altezza, nella riserva della Restonica, con fiume e laghi di montagna.
Abbiamo fatto, poi, il giro della Balagne, la strada degli artisti, con piccoli paesi stile Calcata arrampicati sui monti tra Ile Rousse e Calvi con viste mozzafiato sulla valle e sul mare da una parte, e sui monti desertici dall'altra.

Non abbiamo girato molte spiagge: siamo stati a quella di Ile Rousse, poi a Lozari, Algajola, Bodri.

Purtroppo non ho il tempo di descrivere di più, per ora. Mi rifarò con i prossimi post.

Le foto che ho inserito qui sono prese da Ile Rousse, Calvi e dalla Balagne, soprattutto il paese di Pigna.

10 agosto 2007

BUONE VACANZE

Ho il cervello stanco, le idee incagliate, un bel pò di pensieri che mi ronzano in testa.

Un giorno parlerò anche di questi pensieri, ma non oggi... non oggi.

Non amo andare in vacanza a ferragosto, ma devo dire che quest'anno me le merito proprio. Per alcuni eventi di cui, forse, un giorno parlerò, non avrò ferie a disposizione fino alla fine del 2007.
Questi giorni, quindi, mi merito di distrarmi un pochino. Ce ne andiamo in Corsica, un posto che mi attira molto, nonostante sia di mare: me la ricordo non affollatissima, ancora con un aspetto selvaggio, ricca di cose da vedere, di odori da sentire... e ovviamente, di piatti da mangiare.
Spero sia ancora così, anche se sono passati una ventina di anni da quando venni in questo enorme piede sinistro traversato da quattro strade in croce, e quindi immagino che "qualcosina" sia cambiata.

Unica nota negativa è arrivarci, in Corsica! Avendo organizzato tutto all'ultimo momento, abbiamo trovato solo un traghetto questa sera alle 20.30 da Livorno.
Arriveremo a Bastia all'una di notte, e dovrò guidare su simpatiche strade di montagna per un paio di ore. Spero inventino presto il teletrasporto.

08 agosto 2007

Berlino: la libertà

Berlino ha una storia difficile e travagliata.
Lo puoi evincere da qualsiasi cosa, intorno a te, mentre vaghi per le strade della città. Ovunque ci sono segni di recenti e recentissime distruzioni, di architetture e di anime.
Magari giri per il centro e dove meno te lo aspetti trovi un cartello, delle croci, un monumento a ricordare le migliaia di vittime dell'olocausto, della Gestapo, della Stasi, o pezzi di muro a ricordarti che qui, da un giorno all'altro, alle persone è stato vietato di muoversi liberamente, di pensare, di ragionare.
Dal nazismo al comunismo, questa città ha conosciuto il peggio di tutti gli estremismi, di destra e sinistra.
La Gestapo bruciava libri, traviava anime, uccideva persone.
La Stasi controllava tutto e tutti, addirittura teneva sottovuoto pezzi di tessuto passati sull'inguine delle persone considerate "pericolose", in modo di poter sguinzagliare, in caso di necessità, cani famosi per le loro capacità olfattive.
Le metropolitane, costruite precedentemente alla costruzione del muro, passavano attraverso le stazioni di Berlino Est chiuse e sigillate. Famiglie erano state divise, spezzate. Vite erano state "eliminate" solo perchè volevano poter semplicemente andar via dalla loro città. Chi si avvicinava al muro, veniva ucciso e lasciato lì, come monito.

Forse è per questi ricordi così vicini nel tempo che l'aria che si respira è totalmente differente.

A Berlino, complice anche quel senso di "distanza" che i Berlinesi sembrano assumere, tutto sembra studiato per non farti sentire mai oppresso o limitato.

Nelle metropolitane, ad esempio, puoi girare tranquillamente, non esistono barriere. Volendo potresti anche non fare mai il biglietto e girare tranquillamente da una metro all'altra, ma ovviamente nessuno ci pensa o ne sente la necessità; in ogni caso sono in giro molti controllori, sembra (noi ne abbiamo incontrati solo il primo giorno, sulla metro che ci portava dall'aeroporto al centro).
La polizia è sempre presente, ma non in maniera oppressiva: è una presenza costante e tutti la temono (sembra siano di una inflessibilità totale e anche abbastanza "rudi") ma non impone quasi mai la sua presenza.
Le persone raramente ti importunano e lo posso affermare non solo perchè a noi non è capitato mai (anche gli ubriachi al massimo ti chiedevano l'ora) ma anche perchè ho visto tantissime ragazze, anziane, giovani, giovanissime, girare da sole a qualsiasi ora, anche tardi la notte, e trovo che questo sia una cartina tornasole ovvia di una città che, con le dovute eccezioni, si sente comunque sicura.

Il "distacco" dei Berlinesi, inoltre, si traduce in una forte tolleranza: ci sono delle regole, sinchè le rispetti, il resto fa parte del tuo mondo e io non lo vengo a criticare. Ovunque ci sono persone vestite in modi assurdi, che girano a testa alta per la città e non vedi la gente che se ne allontana, o si gira con risolini di scherno. Anzi, devo dire che sono stato io a sentirmi in imbarazzo accorgendomi di essere probabilmente l'unico a notare atteggiamenti o vestiario "strano".
La tolleranza è anche nei "costumi": vi è una comunità gay numerosissima, le prostitute sono libere professioniste, i locali anche più trasgressivi sono semplicemente accettati.

Un altro elemento che ti fa sentire libero e sicuro è lo spazio. Come ho già accennato, raramente il tuo spazio vitale viene fisicamente invaso. Raramente vi è folla, raramente la gente ti sbatte addosso o ti spinge o ti costringe a disordinate file e corse al primo posto. Da quel poco che ho visto, i Berlinesi sembrano godere di uno spazio "pro-capite" enorme, quasi impensabile per noi che veniamo da Roma. Ogni quartiere ha spazi verdi e punti di ritrovo, e spesso sono dotati di parchi per bambini e anche di campi da ping pong, assolutamente gratuiti.

Insomma, una città dove le barriere - fisiche, visive e "comportamentali" - sembrano davvero esser state abbattute, almeno ad un occhio vacanziero e non troppo informato quale poteva essere il nostro.

06 agosto 2007

Berlino: il silenzio

Le conclusioni su Berlino, su cosa mi ha lasciato addosso sono innumerevoli... ma non parlerò di tutto quello che mi ero ripromesso, altrimenti passerei il tempo futuro a parlare solo di questo viaggio!


Parlerò, quindi, solo delle cose che mi sono rimaste più impresse.
La prima cosa è il silenzio.
Oddio, non che sia una città davvero silenziosa, ma in confronto a Roma sembra di essere in una città vuota.
E' rarissimo sentire urlare la gente, è rarissimo sentire macchine suonare il clacson, è ancora più raro incontrare coatti con lo stereo a palla.
In generale, un berlinese mi ha detto che, se senti confusione, è molto probabile che vicino a te ci siano spagnoli o italiani.

Devo dire che, all'inizio, tutto questo silenzio mi dava leggermente fastidio: già non vi era mai caos intorno a me, poi neanche rumore... e che siamo, in una città fantasma?
Poi mi sono reso conto che questa dovrebbe essere la realtà di tutti i giorni: una città viva, movimentata, ma rispettosa dello spazio altrui (spazio vitale, fisico e sonoro).

Ci sono molti fattori che, a ben vedere, portano al raggiungimento di questo rispetto sonoro: l'efficienza dei mezzi di trasporto, l'assenza di traffico caotico, un innato rispetto per gli altri che si mischia al disindeteresse verso l'altro ed alla difesa del proprio mondo personale.

Il primo punto potrebbe fuorviare, ma è fortemente legato ad un mondo "silenzioso". Inoltre mi permette di fare una digressione sui trasporti.

I trasporti a Berlino sono efficientissimi. Ci sono 12 linee di metropolitana, che coprono praticamente ogni angolo della città (almeno del centro, in cui ci siamo mossi noi). A fronte di una spesa abbastanza alta (2,1€ al viaggio - puoi prendere metro e autobus, dura 60 minuti ma puoi prenderlo in una sola direzione! questa è una piccola follia, ma se nei sessanta minuti devi tornare indietro con lo stesso bus che avevi appena preso, devi ripagare!- oppure 6,1 il giornaliero) il servizio è ottimo.
Durante il giorno le metro passano ogni 3-5 minuti, la sera ogni 10. E' aperta fino a mezzanotte, ma il venerdi e il sabato fino alle 3 (ed il biglietto giornaliero rimane valido sino a chiusura). Sia per gli autobus che per le metro, cartelloni indicano l'orario di passaggio e il tempo di attesa, rispettati sempre. Non ho mai visto confusione, ho quasi sempre trovato da sedere e sono sempre arrivato ovunque mi servisse di arrivare. Sulle metro, inoltre, si può salire con biciclette e passeggini, che hanno spazi appositi all'interno di alcuni vagoni (di solito i primi e gli ultimi). Insomma, una pacchia. E non lo dico tanto per dire: io i mezzi, a Roma, li uso tutti i giorni, e purtroppo ne conosco pregi e difetti. Come era quella battuta? I trasporti pubblici li chiamiamo "mezzi" perchè sono la metà di quelli che servirebbero!

NOTA: ho scansito la mappa delle metro di Berlino, mappa che, in ogni caso, troverete gratuita sia all'aereoporto, al vostro arrivo, sia all'interno degli alberghi. Cliccando sull'immagine inserita in questo post, potete scaricarla ed avere un'idea di quanto sia capillare la presenza delle metropolitane. I biglietti sono divisi per zone (zona A-B, zona B-C). A noi sono bastati biglietti per le zone A-B, che coprono tutto il centro ed anche l'aeroporto di Schonefeld.

Come entra questo con il discorso del silenzio? Bè, c'entra perchè parte delle più forti sollecitazioni "sonore" che mi schiantano a Roma derivano proprio dagli spostamenti. Io non amo usare mp3 player o walkman, ma leggo semplicemente il giornale. Mentre vado a lavoro assorbo, tra traffico e confusione nei mezzi, una quantità di rumori mostruosa e quando arrivo in ufficio le orecchie mi ronzano per un poco. A Berlino, non ho mai "subito" una simile confusione. Le persone parlano tra di loro a bassa voce (e, incredibile, riescono a sentirsi!), i messaggi dello speaker si sentono senza dovere abbracciare le casse della diffusione.
Insomma, gli spostamenti erano un momento di relax e di chiacchiere, non una battaglia.

Poi il traffico. Non ho mai visto un ingorgo con gente impazzita attaccata al clacson e urla disumane degli uomini inscatolati. Non che siano dei santi, certo, ma anche questa fonte di confusione possiamo eliminarla dalla lista di quelle che a Roma ci assillano. Avete mai sostano per più di dieci minuti su via Appia, ad esempio? Io credo che potrei impazzire ad abitare lì!

Infine, il rispetto ed il disinteresse. Mediamente, ci siamo imbattuti in persone che ci hanno, letteralmente, ignorato per la maggior parte del tempo. Purtroppo, spesso questo accadeva anche con i camerieri, i baristi e altre persone che ci avrebbero dovuto ascoltare per "lavoro"... mediamente, insomma, c'è un'aria distaccata e disinteressata alle necessità dell'"altro".
A ben vedere, però, a me è sembrata più una chiusura "difensiva".
Noi siamo abituati a scene del tipo: ragazzo in macchina con stereo a palla, mentre urla al telefonino (bè, lo stereo è a palla, il traffico crea ancora più rumore, come pretendiamo che non urli al telefono?) e ci informa, fondamentalmente, di tutti i suoi pensieri!
Bè, difficile che questo accada a Berlino, almeno per nostra esperienza. Le persone parlano tra di loro con voce bassa, aiutati ovviamente anche dall'assenza di rumori assordanti tutt'intorno. Difendono molto la loro privacy e non spiattellano il loro mondo in faccia agli altri. Non ti filano, ma quando riesci ad attirare la loro attenzione, di solito si mostrano interessati e disponibili.

Ovviamente, la nostra visione è limitata, da turisti che sono stati a Berlino solo pochi giorni. Ad esempio, non siamo stati nelle discoteche: dubito che lì si possa chiacchierare con calma come nei posti che abbiamo frequentato noi.
In generale, però, anche i rumori, le voci, la confusione avevano lì un'aria "ordinata": se i rumori fossero immagini, i rumori di Berlino sarebbero un quadro di un pittore, mentre quelli di Roma sarebbero i disegni di un bimbo piccolissimo, che traccia linee a caso con i suoi pennarelli colorati.

03 agosto 2007

Berlino: la partenza


Alla fine è arrivata l'ora di partire. Purtroppo partiamo a metà pomeriggio, quindi ci rimane solo la mattinata per fare qualcosa.

Ci alziamo con calma, facciamo le borse, paghiamo i nostri 172 euro (totali in due per tre notti, onestissimo). Lasciamo le borse in albergo per utilità e usciamo. Facciamo anche oggi il nostro biglietto giornaliero e ci "lanciamo" verso Charlottenburg. Programma della giornata: una bella colazione e poi un giro per i negozi.

Per la colazione scegliamo lo Schwarzes Cafè, in Kantstrasse: lo scegliamo sia perchè vicino alla via Tauentzienstrasse e a Kurfurstendamm, dove sono i centri commerciali e il KaDeWe, sia perchè ce ne hanno parlato bene.
In effetti, i posto è carino e la colazione è buona (anche se, come al solito, è più un pranzo che una colazione). Ci siamo accomodati nel giardinetto, anche se oggi è piuttosto fresco.

Dopo una bella colazione, ce ne siamo andati in giro per queste vie, piene di negozi in saldi.
La cosa strana è che, entrando in un negozio, potresti scoprire che, in realtà, esso fa parte di un centro commerciale costruito all'interno del palazzo che lo ospita e quindi perderti in 4, 5, 6 piani di scaffali e oggetti.
Che mi ricordi, tra i tanti negozi notevoli ci sono i mega negozi di Nike e Adidas, due centri commerciali senza nome e soprattutto il KaDeWe.
Il Kaufhaus des Westens è il centro commerciale più grande d'Europa dopo Harrods di Londra.
E, come Harrods, passare al piano dedicato al cibo è assolutamente un obbligo. Ci sono delle cose incredibili, tanto che le guide dicono che, se un cibo non è nel KaDeWe, probabilmente non esiste!
Inoltre, il KaDeWe, nel suo settimo piano, ospita dei bar che si affacciano su Berlino: mangiare o bere qualcosa vedendo Berlino ovest dall'alto è davvero piacevole.

Ci mangiamo un bel Currywurst e ci impicciamo un poco di tutti i prodotti che vendono in questo posto enorme, approfittiamo del loro bagno, compro il nuovo libro del maghetto occhialuto e oramai il tempo a disposizione è terminato.
Salta la visita al Charlottenburg Schloss e rimane solo il tempo di prendere i bagagli alla'lbergo e di andare all'aeroporto.

Durante il viaggio verso l'aeroporto (un'oretta tra metro e autobus), il tempo peggiora ed inizia una pioggerellina fredda che rende ancora più malinconica la partenza.

Il pensiero di tornare alla caotica e calda Roma (ci sono stati 40 gradi mentre noi eravamo fuori!) ci innervosisce, e tutto è reso ancora più difficile dall'ora e mezza di ritardo dell'aereo.
Parlando con una ragazza dello staff dell'aeroporto, scopro che i ritardi della EasyJet non sono una novità, ma la regola. Accumulano ritardo in ogni viaggio e quindi, pomeriggio e sera, non è una rarità dover aspettare per partire. Aspettare all'aereoporto di Schonefeld è ancora meno interessante che altrove, perchè è davvero minuscolo.
Ho notato una cosa, però. Quando venni per i mondiali, non esistevano check-in con personale umano, vi erano solo le macchinette elettroniche. Ebbene, delle macchinette non c'è più l'ombra! Siamo davvero mediamente così di coccio da averli spinti a tornare indietro nella strada della tecnologia? Credo di si, in effetti...

Il resto del ritorno, ormai, non offre nessun altro spunto di interesse.

01 agosto 2007

Berlino: terzo giorno


Ci alziamo decisi a cercare a tutti i costi di fare una colazione "normale": la colazione-pranzo del giorno prima ancora ha i suoi effetti. E poi oggi è di nuovo bella giornata, non vale la pena stare troppo chiusi in un locale.
Facciamo i nostri biglietti giornalieri e andiamo al Kreuzberg, alla ricerca di Kuchen Kaiser, un ristorante il cui nome tradotto è "L'Imperatore dei dolci", vicino ad Oranienstrasse, dove speriamo di poter fare una colazione senza fagioli, wustel e altro.
Purtroppo il nostro desiderio rimane tale: Kuchen Kaiser fa la colazione come tutti gli altri locali, con roba pesantissima, e prepara i dolci solo la sera.
(Ecco il giro a piedi che faremo nella mattinata)


Un poco delusi, giriamo per Oranienstrasse alla ricerca di qualcosa. Noto tre cose:
  1. sono quasi tutti arabi e la cosa mi mette un poco di tensione: forse c'è un poco di razzismo latente, in me
  2. quasi tutti i locali mettono a disposizione delle riviste, e molta gente entra, si prende la sua bella colazione e si legge qualcosa: è bello da vedere, persone che vanno nei locali anche sole, a leggere e a curare un poco se stesse. Ogni volta che vado all'estero questa cosa mi attira, ma, sono sincero, appena torno a Roma l'idea di buttarmi solo con un libro in un locale o in un pub non mi sfiora nemmeno
  3. il film "il Caimano" è stato tradotto in "L'Italiano": è così che ci vedono all'estero, faccendieri e intrallazzatori.
Non troviamo nulla che ci attiri (c'era un negozio arabo con una mega griglia che ti cucinava carne su richiesta, ma non ce la potevamo proprio fare alle 11 di mattina!): prendiamo un dolce in una panetteria e ci incamminiamo lungo Oranienstrasse alla volta di Check Point Charlie. Camminando, notiamo Berlino cambiarci intorno, segno ancora palese di una divisione rimasta impressa nell'architettura. I palazzi bassi e lineari di Oranienstrasse diventano, andando verso ovest, piano piano più moderni, addolciti nelle curve, alti, ricchi di vetrate.
All'incrocio tra Oranienstrasse e Lindenstrasse, un bar che sembra un bar si è "apparecchiato" sulla strada con sdraio e tavolini: ha l'aria invitante, ma oramai abbiamo mangiato e tiriamo dritti.

Arriviamo al CheckPoint Charlie, uno dei simboli della guerra fredda. In se e per se il Check Point Charlie, con i finti militari lì pronti per le foto, è quasi ridicolo. Ma tutt'intorno, con avanzi del muro pieni di foto e di articoli degli anni 60, l'aria che si respira rende l'idea di cosa debbono aver passato i Berlinesi in quel periodo.
Soprattutto una foto dei carri armati russi ed americani che si fronteggiano proprio in quel punto, nell'Ottobre '61, indecisi, nervosi, stressati, rende l'idea di che maledetto periodo deve essere stato. Soldati a pochi metri gli uni dagli altri, si guardano negli occhi pronti a sparare per primi al minimo cenno.

So che il museo del CheckPoint Charlie è molto interessante, ma io mi sono messo in mente di trovare una parte con dei resti del muro, che so essere particolarmente bella.
Chiedo in un bar e mi viene indicato un posto poco distante.
Purtroppo non è quello che cerco io: il posto che cercavo, come ho scoperto, purtroppo, solo al ritorno a Roma, viene oggi chiamato East Side Gallery ed è in Mühlenstrasse, da tutt'altra parte rispetto a dove siamo ora (sono resti del muro della parte est di Berlino Est) e da questo sito ho scoperto che mi sono perso davvero una grande cosa, l'arte che vince sull'oscurantismo.

I resti del muro che abbiamo davanti, pur non essendo quello che cercavo, sono comunque interessanti. Sorgono sopra le fondamenta di quello che era il palazzo della Gestapo e ospitano una esposizione permanente di foto e documenti che cercano di spiegare cosa era la Gestapo, cosa faceva alle persone. Purtroppo tutto è in tedesco, possiamo solo vedere le foto. L'esposizione si chiama Topografia del Terrore ed è in Zimmerstrasse.
Davanti c'è uno spiazzo dove mongolfiera, a pagamento, ti porta in alto per vedere la zona da una posizione assai "vantaggiosa" :-)

Sono oramai le 2 e decidiamo di vedere i parchi che il giorno prima, causa pioggia, non avevamo potuto visitare.
Proseguiamo per Potsdamer Platz e poi prendiamo la metro fino allo Zoo dove, sotto alla Kaiser-Wilhelm Gedachtniskirke, prendiamo il duecento per due fermate, fino all'incrocio tra Budapester Strasse e Corneliusstrasse. Questa viuzza si butta nel parco, proprio costeggiando le mura dell'ultima appendice dello zoo. Arriviamo alla riva del Neuen See, e ci sediamo al Café am Neuen See, un biertgarten molto carino, dove mangiamo pollo arrosto, patate e beviamo una grandiosa birra. Rifocillati, contenti, riposati, ci godiamo un poco di tempo insieme, soli soletti, con una barca a remi sul laghetto: uno spettacolo.
Restituiamo la barca e passeggiamo un poco nel parco: ci sono tantissime persone in bici, a prendere il sole, e anche una lepre selvatica esce dal boschetto per "salutare" e scappa di nuovo.

Tornando alla metro, passiamo la KaDeWe e per la via dei negozi, di cui parlerò più avanti.
Torniamo all'albergo e ci prepariamo per uscire nuovamente.
Anche in questo caso la sera, per noi che non siamo frequentatori di locali che tirano fino a tardi, non riserva particolari e spettacolari eventi.
Torniamo a "GnegnaStrasse" e andiamo al Sesam, per un poco di shawarma e affini. Alla musica di musicanti di strada, due nostri vicini di tavolo ci regalano uno spettacolino di tango.
Si ripete uguale la scena del giorno precedente: i locali, in questa zona "povera" della città, sono piccolini e non particolarmente curati, il menù è solo in tedesco e il ristoratore non parla una parola di inglese! Qui, però, la scelta del piatto è semplice, non sbaglio: buono ed economico.

Poi andiamo al Tacheles, in Oranienburger strasse, palazzo "sgarrupato" occupato da artisti davvero particolari. Non ho potuto fare molte foto, ma all'ultimo piano c'era un pittore che faceva quadri di dimensioni 3x5 metri spettacolari, pienissimi di particolari, un poco come erano i fumetti di Andrea Pazienza (lo stile diverso, ovvio, ma lo stesso modo di disegnare fitto fitto in ogni centimentro di spazio).
Al terzo piano c'è un pub tutto di luci rosse, spettacolare.
E al piano terra ci sono pub all'aperto che crescono su finte spiagge. Sentiamo un poco di musica dal vivo e poi scappiamo a dormire: anche oggi siamo cotti.

31 luglio 2007

Berlino: secondo giorno (2 di 2)

Dopo il meritato riposo, arriviamo a piedi alla fermata di Eberswalder Strasse e ritorniamo verso il centro. Scendiamo di nuovo ad Alexander Platz e prendiamo il 100. Troviamo posto nei primi due sedili del secondo piano e decidiamo di fare tutto il giro fino al capolinea allo Zoo di Berlino.
Abbiamo così il primo contratto con la più opulenta zona ovest, e vediamo la Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche, chiesa lasciata distrutta per ricordo della follia della chiesa.

Torniamo al Reichstag, sempre con il 100, facendo la strada a ritroso.
Tornando notiamo due bellissimi palazzi, uno antico ed uno moderno che all'andata, attirati dalla Colonna della Vittoria, non avevamo notato: sono lo Shloss Bellevue e la Haus der Kulturen der Welt, all'interno del Tiergarten. Il primo bello per la sua imponenza e per la sua classicità, la seconda, bella, davvero, perla sua modernità (per le sue curve morbidissime è soprannominata "ostrica gravida").
L'antichità si fonde e si amalgama, come sempre a Berlino, con la modernità.

Arriviamo al Reichstag e, ovviamente, c'è fila. Chiedo lì alle guide e ci dicono che trovare la fila al Reichstag è normale. Per visitarla senza fare fila, ci consigliano di andare entro le 9 e 15 (è aperta dalle 8 alle 22 per le visite). Ovviamente, preferiamo fare la fila ora piuttosto che svegliarci presto domani!
Intanto ci guardiamo intorno e vediamo come, anche qui, la modernità affianca la storia. Il Reichstag sorge vicino allo Sprea, e di fronte alla sua entrata vi è un ampio parco, ben curato, dove molti ragazzi giocano a pallone, con il freesbee e con aquiloni (è una giornata molto ventosa). Ma nel Reichstag, dominato nella sua struttura classicista, dalla scritta DEM DEUTSCHEN VOLKE, ospita le riunioni del "parlamento", ma i parlamentari vengono ospitati in una struttura ultramoderna al di là dello Sprea, unita al Reichstag da passaggi sotterranei.

Dopo 1 ora e 15 di fila, entriamo ed un ascensore ci porta nella famosa cupola, dominata da un cono di specchi attorno cui la cupola cresce, circondata da due camminamenti che si intrecciano salendo fino alla cima della cupola stessa. Sotto i nostri piedi, dalle finestre, si vede la sala delle riunioni, dominata da un'ernorme aquila. Dalla cupola si ha una vista dall'alto di Berlino e si comprende quando è grande il Tiergarten. E' tardi, sono le 8, ma ancora Berlino è piena di luce (qui fa buio tardi, fino alle 9.30 c'è luce).

Torniamo in albergo, doccia e via, di nuovo fuori. Ce ne andiamo al Kreuzberg, a mangiare da un cingalese che ci hanno consigliato, il Chandra Kumari, in GnegnaStrasse (in realtà si chiama Gneisenaustrasse, ma rinunciamo da subito a provare a pronunciarlo).

I locali, in questa zona "povera" della città, sono piccolini e non particolarmente curati. Inoltre, il menù è solo in tedesco e il ristoratore non parla una parola di inglese! Prendiamo due antipasti, indicandoli a gesti, e due Reistafel, piatti di riso con assaggi di carne speziata, verdure speziate e un trito di cocco e carote che era spettacolare.

Successivamente ci spostiamo in un locale lì vicino, il Fogo, latino americano con la sabbia all'interno del locale. Sarebbe carino, ma è vuoto. A ben guardare tutto intorno a noi è vuoto, poche persone in giro. In effetti è mezzanotte meno 20, a mezzanotte la metro chiude, è domenica... insomma, un poco delusi e temendo di non trovare gente in giro (e non sapendo esattamente cosa fare), ce ne torniamo mestamente verso l'albergo, dove terminiamo la serata scolandoci due birrette.

30 luglio 2007

Berlino: secondo giorno (1 di 2)



Il progetto per la domenica era quello di prendere la bicicletta ed andare in giro per i parchi e per mercatini delle pulci, poi a vedere il Reichstag.
La domenica a Berlino, ci hanno detto, quasi tutti i negozi sono chiusi e le persone si riversano per i molti parchi della città per un picnic, vere e proprie gite "fuori porta" con barbeque e palloni.
Però ci svegliamo che sta diluviando e ci sono solo 18 gradi!
Rimaniamo, perciò, a letto e decidiamo di alzarci con calma e di modificare i nostri programmi.
Usciamo intorno alle 10.30, non più in calzoncini come il giorno prima ma con giacca e ombrelli al seguito, e ce ne andiamo a fare colazione.
Bè, colazione non è proprio la parola adatta. Le colazioni nei locali di Berlino sono veri e propri pranzi, e fino alle 5 del pomeriggio sono serviti.
Ma noi decidiamo di esagerare! Andiamo al Morgenland, in Skalitzer Strasse, a Kreuzberg, locale famoso per le colazioni mega abbondanti.
E' un locale così famoso che molti prenotano e vengono qui invece di andare a pranzo fuori.
L'ambiente è caldo, da pub, e fa piacere in questa giornata piovosa. I ragazzi che lavorano qui sono simpatici e disponibili.
Il prezzo del self service è 9 euro a persona escluse le bevande, ma ci si può servire quante volte si vuole. C'è ogni ben di dio: wustel, uova, crepes, insalate, pasta fredda, rolles di formaggio, formaggi, salumi, e poi 5 tipi di pane, burro, tanti tipi di marmellate, miele. Di tutto e in gran quantità. Alla fine, passata un'ora e mezza aspettando che spiovesse, presi due tè e avendo mangiato tantissimo, paghiamo i nostri 23 euro e ce ne andiamo. Non prima di aver chiesto al cameriere qualche consiglio per passare una domenica piovosa a Berlino. Lui ci consiglia la mostra di Dalì o degli impressionisti; io mi vergogno di dirgli che non ci interessa chiuderci in un museo, lo ringrazio e ce ne andiamo.

Ci spostiamo, allora, agli Hackesche Hofe, fermata Hackescher Markt, 9 cortili (hof, in tedesco, significa cortile) interconnessi che ospitano alcuni negozi e laboratori (uno bellissimo di impermeabili e uno di Ampelman - uomo del semaforo) e che è un angolo bellissimo di Berlino. Purtroppo è domenica, molti negozi sono chiusi e la gente in giro è poca.
Il primo cortile in cui entriamo ha le mura completamente coperte di mosaici, davvero belli.
Visitati tutti i cortili, ci godiamo un bel tè caldo per riprenderci dal freddo, che comincia a essere meno rigido, e ci rilassiamo un poco.

Finalmente smette di piovere. Anche quella pioggerellina fina fina che ha caratterizzato la nostra visita agli Hackesche Hofe smette di inportunarci e ne approfittiamo per riprendere il programma che ci eravamo fatti: visitare i parchi è saltato, riprendiamo dai mercatini delle pulci.
Sono già le tre, ci dobbiamo sbrigare perchè alle 5 tutti i mercatini chiudono.

Prendiamo la metro fino ad Alexander Platz, prendiamo il 100 e ce ne andiamo fino a Strasse des 17 Juni (la via che taglia a metà il Tiergarten).
Scendiamo praticamente sotto la statua della Vittoria ed arriviamo a piedi fino al mercatino des 17 Juni, tagliando il parco a piedi
.
E' piccolino, molti mercanti se ne stanno già andando, davvero nulla di particolare. Inoltre sembra una trappola per turisti, da sconsigliare.
Riprendiamo la metro lì vicino, stazione Tiergarten, e andiamo a vedere gli altri mercatini.
Scendiamo alla stazione di Bernauer Strasse e andiamo al mercatino di Arkonaplatz: è specializzato in mobili, sembra carino, ma molti mercanti stanno già andandosene, quindi facciamo solo una rapida passeggiata. Ci sono molti mobili stile anni 60, molto belli.
Proseguiamo e torniamo a Bernauer Strasse, al mercatino segnalato come il più "tedesco" di tutti, dove i mercanti sono gente comune che affitta le bancarelle per vendere cose trovate in cantina oppure cose di casa non più utilizzate.
In effetti, è il mercatino più bello. E' in un parco, ci sono tante persone uscite fuori appena la pioggia ha lasciato un poco di tregua. All'interno c'è un bar con wurstel e pretzel e altro, molto carino, con musica, poltroncine e tanta allegria. Norma trova anche una borsetta rossa di pelle davvero carina, 8 euro (sia io sia lei non siamo assolutamente capaci a contrattare, probabilmente sarebbe costata anche meno).
Ne approfittiamo per un poco di riposo e ci mangiamo anche un bel wustel.

Continua...

27 luglio 2007

Berlino: primo giorno (2 di 2)


Pariser Platz è la piazza antistante la porta di Brandeburgo, una piazzetta ben curata con dei bei palazzi costruiti intorno, con architetture moderne e sapientemente dosate.
Sinceramente, però, nulla che mi abbia colpito in modo forte. Non credo che rimarrà nei miei ricordi nel tempo.
Ho notato solo che stanno terminando un palazzo (lì ci sono o hotel, o banche o ambasciate: l'ultimo spazio vuoto è stato colmato con la costruzione dell'ambasciata USA, che sarà terminata nel 2008).

Dalla piazza parte Unter den linden, letteralmente "sotto i tigli", un viale alberato che fa parte della storia della Germania e di Berlino.
Lo percorriamo da Ovest ad Est, dalla porta di Brandeburgo ad Alexander Platz, soffermadoci in alcuni punti interessanti.
Prendiamo Fredrichstrasse, una via piena di negozi non proprio alla nostra portata (è una via molto elegante, con gioielli e vestiti ricercatissimi: c'erano ad esempio un paio di scarpe Manolo Blhanik a solo 480 euro! in saldo del 50%, ovviamente...) e scendiamo a vedere il Gendarmenmarkt.

Il "mercato dei Gendarmi" viene considerata la piazza più bella di Berlino.
Innanzitutto, la parola "piazza" è leggermente fuorviante. Uno, quando parla di piazza, si aspetta uno spiazzo ampio e che allarghi la vista. Il Gendarmenmarkt, invece, è un gioiellino di architetture che sorgono intorno ad una piazza molto piccola, che si estende intorno alla statua di Schiller, oramai circondata di palazzi. Ai lati di questa piazza ci sono le due chiese gemelle, quella francese (gli ugonotti scappati dalla Francia furono ospitati qui) e quella tedesca. La statua di Schiller è sovrastata dalla Konzerthaus.

Ok, siamo abbastanza cotti e ci regaliamo un poco di fresco. Sotto gli alberi a fianco del duomo francese, un chiosco ha preparato delle sdraio con dei tavolini: una bella birra fresca ci rimette in moto. Qui si intravede il chiosco.

Ci rimettiamo in moto e andiamo nei vicini magazzini Lafayette. Sono comunicanti con un altro centro commerciale e ci dedichiamo un poco ai negozi.
E prendiamo anche un poco di aria condizionata, per riprenderci un poco dal caldo. E approffittiamo anche dei loro bagni!

Tornando verso l'Unter den Linden, ci fermiamo in Bebel Platz. Questa piazza ospita uno dei palazzi dell'università (gli altri sono dall'altra parte della strada), ma è famosa per un altro triste motivo. Fu qui, infatti, che ci fu il primo rogo pubblico di libri, durante l'ascesa del nazismo.

Attraversiamo l'Unter den Linden e seguiamo una strada lungo le mura dell'università, con un piccolo mercato.
Tra uno sguardo ad una bancarella e ad un'altra, siamo oramai nell'Isola dei Musei.
Ci sono molti imperiosi palazzi dell'epoca degli Hoenzollern, molti dei quali costruiti da Schinkell.
Tornando sul Unter den Linden ci fermiamo davanti all'Altes Museum. Siamo stanchissimi, però... Alexander Platz la vedremo un'altra volta.

Una doccia e un poco di riposo e ci sentiamo meglio. Inoltre qui fa buio tardissimo (sono le 9 e c'è ancora un poco di sole) e questo ci dà l'energia necessaria per rimetterci in moto.

Con la metro andiamo a Kreuzberg e scendiamo a Schlesisches Tor e scendiamo per Schlesische Strasse. Il sole sta scomparendo, e ci buttiamo sul canale, in un locale-barcone per una cena a lume di candela. Usciti da lì, ci fermiamo in un Biertgarten lì accanto per una birra mentre ascoltiamo musica dal vivo.
Tornando alla metro ci fermiamo a fare le foto alla sede della Universal che proietta il suo stemma su un palazzo, con colori cangianti nella notte.

Torniamo a Potsdamer Platz, per vederla di notte: anche il Sony Center e la fontana nel suo centro sono illuminate e cambiano colore (ma quanto gli piace 'sta cosa, ai tedeschi??).

La metro oramai sta chiudendo (chiude alle tre, il sabato) e quindi scendiamo a piedi per Potsdamer Strasse fino all'albergo.

Ok, domani è un'altro giorno.

PS: ho messo qui le foto dell'isola dei musei fatte il giorno dopo. Sono poche, ma ho deciso di non mettere le foto dove compariamo noi...
Le altre foto del primo giorno sono, invece, nel post precedente.

26 luglio 2007

Berlino: il primo giorno (1 di 2)


Il primo giorno abbiamo praticamente visitato tutto il centro di Berlino. E' stato l'unico giorno in cui abbiamo seguito, più o meno, le indicazioni della guida.

Partiamo alle 9.40 di mattina, da Ciampino. 2 ore di viaggio e siamo già in quel di Berlino. 115 euro di biglietti (in due) spesi benissimo!
La giornata è splendida, davvero. Ci sono 26, 27 gradi, l'inferno di Roma sembra più lontano dei circa 1500 Km che ci sono tra le due città.
Berlino, vista dall'aereo, è piccola e circondata da boschi, e nell'aria che si respira si sente una certa freschezza.

Fuori dell'aereoporto, grande più o meno come l'Ikea (compreso il parcheggio, però!) troviamo subito le indicazioni per andare al centro. Esiste un treno speciale, 15 euro.
Ma, facendo il biglietto semplice, ci sono due autobus che in pochi minuti portano alla fermata della linea U7, con la quale raggiungere, con il solo prezzo di una corsa normale, il centro di Berlino.

Incontriamo una ragazza di Roma che ora vive a Berlino e ci facciamo aiutare a fare i biglietti giornalieri (6.1 euro a testa, ma ne vale la pena), facendoci raccontare anche un poco della città. Quello che più mi rimane impresso dei suoi racconti è che vive in un'appartamento al centro (quartiere Kreuzberg) con un altro ragazzo e pagano circa 200 euro al mese (a testa), spese comprese. Di elettricità, soprattutto, spende circa 10 euro al mese!

Un salto in albergo (a 1 minuto dalla fermata della metro Kurfurstenstrasse, incrocio Potsdamer strasse, a 10 minuti a piedi o a 3 minuti di autobus da Potsdamer Platz) e siamo di nuovo fuori.

Arriviamo a piedi a Potsdamer Platz, passando accanto alla galleria nazionale e al panorama punkt: l'avevo già vista durante i mondiali, ma ovviamente ora ha un aspetto più umano. Visto che è l'ora di pranzo, ci buttiamo al Sushi Express, nella galleria del Sony Center. E' piccolino, ma buono ed economico. Ogni giorno, dalle 11.30 alle 20 (tranne la domenica) fa l'happy hour: tutto a metà prezzo!
Intorno a noi, nella piazza, ci sono molti ragazzi con i portatili: mi sembra di aver capito che c'è una connessione wi-fi di cui si può usufruire gratuitamente.

Finalmente rifocillati, ci rimettiamo a girare, non prima di essere rimasti a naso in su a vedere il Sony Center, il palazzo della DB, il palazzo della Mercedes, la Daimler City, il Daimler Building: tutte costruzioni modernissime e create, su disegno d'insieme di Renzo Piano, dai migliori architetti del mondo.
In effetti, sino al 1989 quello spazio, occupato ora dai modernissimi palazzi, non era altro che uno spiazzo striato di filo spinato e punteggiato da torrette d'avvistamento, tagliato al centro dal famigerato muro di Berlino (nello slide show, ci sono delle foto in bianco e nero che la mostrano).

La famosa terra di nessuno, di cui rimangono alcuni ricordi: sotto al palazzo DB e all'uscita della metro S di Potsdamer Platz, sono conservati dei pezzi del muro, con delle foto che mostrano come era precedentemente la piazza e una linea, per terra, che indica quello che era il confine tra le due Berlino (vedere lo slide show).

I pezzi del muro che sono presenti nella piazza sono disegnati e colorati, ma rendono comunque l'idea di cosa doveva essere avere una città così divisa e violentata. Almeno per me, perchè, a giudicare dalle migliaia di gomme da masticare appiccicate sopra, non tutti hanno avuto la mia sensazione di "rispetto".

Passeggiamo costeggiando il Tiergarten e arriviamo a Pariser Platz, soffermandoci al monumento all'olocausto.
Il monumento, costruito con 2711 "lapidi" poste su di un terreno ondulato, sembra freddissimo, a prima vista. Ma i giochi di ombre che crea è impressionante. Il monumento è moderno, creato da Eisenmann nel 2005.

Ci fermiamo davanti alla Brandenburg Tor e a Pariser Platz e poi proviamo ad entrare al Reichstag ma c'è troppa fila (c'è sempre fila al Reichstag!) e sotto al sole non ci va proprio di farla.

Torniamo indietro e ci troviamo tra due dei monumenti più famosi di Berlino: in lontananza si vede scintillare la colonna della Vittoria, resa famosa dal film di Wim Wenders "il cielo sopra Berlino", mentre sopra noi grandeggia la porta di Brandeburgo. Quest'ultima è un vero simbolo per Berlino: simboleggia la grandezza del passato, ma anche la sofferenza più moderna (faceva parte della "terra di nessuno" vicino al muro che divideva la città), la speranza della riunificazione (il presidente-attore, il "Grande Comunicatore" Reagan pronunciò qui il suo discorso dirompente "General Secretary Gorbachev, if you seek peace, if you seek prosperity for the Soviet Union and Eastern Europe, if you seek liberalization: Come here to this gate! Mr. Gorbachev, open this gate! Mr. Gorbachev, tear down this wall!") e la raggiunta unificazione - quando la porta è tornata ad essere una porta e non un muro!

Come ulteriore ricordo di quel pessimo periodo, tra la porta ed il Reichstag ci sono delle croci appese su di una rete, in ricordo delle persone morte per colpa della Stasi o nel tentativo di superare il muro.

Continua...

25 luglio 2007

Berlino: il ritorno

Ebbene si, sono tornato.

E devo dire che mi girano parecchio le palle.


Per quattro giorni sono stato al fresco, in una città ordinata che non conosce il traffico, la ressa, le spinte, le urla, i palazzi tutti attaccati uno all'altro, la mancanza di prati e parchi, la mancanza dell'uso della bicicletta, la mancanza della raccolta differenziata.

Ieri sono rientrato in Italia e:

  • l'aereo ha fatto 1 ora e trenta di ritardo
  • fa caldo
  • c'è ancora traffico nonostante sia Luglio inoltrato (oggi ho visto sul raccordo andando a lavoro la quantità di macchine che ho visto in 4 giorni a Berlino)
  • i mezzi non passano mai regolarmente
Insomma, non voglio fare l'esterofilo per forza, ma Berlino, per un romano, è un posto strano.
Sicuramente ci sono meno persone, anzi, molto meno persone rispetto alla nostra città.
Ma sembra di stare in un altro universo. La città ha tutto, offre tutto, e ti chiede così poco in cambio che ti senti quasi in colpa. Gli affitti sono bassissimi e questo è dovuto anche al fatto che vi sono tantissime case ancora a disposizione.
Di spazio ne hanno molto a disposizione, eppure non lo stanno occupando tutto, anzi esistono enormi parchi all'interno della città ed i palazzi sono mediamente bassi.
I prezzi sono assolutamente accettabili.

Ci sarebbero miliardi di cose da raccontare e non lo farò sicuramente in un post solo.
Anzi, credo che li dividerò ordinatamente, da buon aspirante Berlinese.
Metterò anche delle foto, anche se la mia macchinetta mi ha giocato brutti scherzi e non mi ha servito a dovere.

I primi post saranno dedicati a ciò che abbiamo fatto. Io e la mia ragazza amiamo fare giri senza lo stress di una guida, anche se la Lonely Planet ci ha aiutati nello scegliere cosa vedere.
Il nostro metodo di visita è detto "a cazzo": dove ci va giriamo, e spesso non riusciamo a vedere tutte le cose che un turista dovrebbe vedere, ma almeno scopriamo i veri autoctoni, i loro modi di vivere e passeggiare e acquistare. Non andiamo quasi mai per musei, quello che ci attira sono le persone e i loro posti... fondamentalmente, quindi, siamo degli impiccioni :-)
Soprattutto, ci piace andare a mangiare ciò che troviamo. Non abbiamo palati fini, nè pretendiamo di trovare il maccherone o la pizza che ci aspetta.
Berlino, da questo punto di vista, è stata una scoperta, con i mille sapori così diversi dalla nostra cucina. Il curry ed il cumino la fanno da padroni, ma anche cucina giapponese e super wurstel ci attendevano in ogni angolo. E birra, tanta birra.

Concluderò poi con le impressioni che mi sono rimaste appiccicate addosso come la camicia in questi giorni di caldo.
Parlerò dei trasporti, della gente e del senso di sicurezza che si respira, della libertà - negata nel passato e così difesa ora -, del cibo, del tempo e dello spazio (meteorologico e fisico, ma anche come stile di vita), della storia e dell'architettura che ho potuto assaporare.

Nel frattempo, lì a Berlino, nei grandi magazzini dell'ovest (KaDeWe), ho comprato l'ultima uscita del maghetto occhialuto (Harry Potter), e qui e là, a tradimento, scriverò qualcosa del libro.
Ad esempio, nel primo capitolo muore già la Umbridge...
scherzavo! :-)
muore solo Malfoy!
...
scherzavo di nuovo!
o no??
;-)

16 luglio 2007

Salta sul letto!

Quando ero ragazzino, uno degli insegnamenti base, una conditio sine qua non si mangiava (a letto senza cena!), era quello di non saltare MAI sul letto.


Gioco fantastico, soprattutto sul lettone matrimoniale, quelli a molle che ti sparavano a metri di altezza (ora, con le doghe di legno, credo che sia più alta la probabilità di trovarsi inchiavardato nel letto piuttosto che sollevato "elasticamente").
Anche la variante "wrestinlg" sul letto era fantastica: certo, al tempo c'erano antonio inoki nella realtà e l'uomo tigre nella finzione, le evoluzioni erano più "normali", mica c'erano i pazzi che si lanciano da dieci metri di altezza come ora.

Gioco fantastico ma davvero difficile da fare: si doveva trovare il modo di distrarre i mille occhi attenti, di saltare senza lanciarsi contro un muro e senza distruggere il letto.
Se si riusciva a superare tutte queste difficoltà, poi si dovevano anche nascondere le prove del misfatto! Io non ero capace di fare il letto come mia madre (tecnica evololutasi nel tempo fino al perfezionamento totale, tale che cento lire lanciate sul letto avrebbero potuto rimbalzare per ore) e, quindi, abbandonai il gioco quasi subito.
Ma mi rimase sempre il desiderio di quella "leggerezza", in fondo all'animo, tanto che spesso andai a zompare sui teli elastici (li misero anche al Luneur, per un periodo).

Ebbene, credo di non essere l'unico ad essere rimasto con il desiderio di saltare sul letto senza freni.
Esiste, infatti, un sito dove le persone pubblicano foto scattate negli alberghi, foto che ritraggono il momento del volo sul talamo, che fermano un attimo di ribellione alle regole imposteci da bambini.

In albergo tutti si sentono di poter fare come vogliono, e sicuramente non si preoccupano di lasciare il letto disfatto oppure di mettere a rischio la resistenza elastica del letto stesso.
Inoltre, si è abbastanza grandi per poter accettare le eventuali ferite conseguenti ad un volo senza la rete (Huston, abbiamo un valore negativo nella traiettoria!).

Alcune foto, poi, sono davvero fantastiche, le persone sembrano ferme in aria, che stanno per atterrare sul loro letto dolcemente. Dei momenti senza peso, mentale e fisico.


Alla prossima vacanza, emancipatevi pure voi con il bed jumping :-)