Internet e l'aborigeno

14 maggio 2007

THE (FAMILY) DAY AFTER

Affronto questo argomento con un poco di preoccupazione, è sempre difficile non cadere nel banale e non offendere nessuno.

Innanzitutto, voglio premettere che non ho molta ammirazione per la chiesa, ma non la considero neanche uno dei peggiori mali del mondo. Ha le sue idee, è giusto rispettarle e non interferire. E non sono d'accordo con il cattolicesimo "fai-da-te", con quelli che dicono che la chiesa deve essere basata sul perdono e quindi, anche se compio le peggiori porcate in barba a qualsiasi regola del cattolicesimo, devo essere "ammesso" nella "famiglia".

Premetto anche che sono assolutamente contrario all'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali (lo sono anche all'adozione da parte di persone sole).

Fatte le dovute premesse, ora dirò la mia, sottolineando, visto la delicatezza dell'argomento, che è la mia personale opinione, figlia delle mie idee ma anche, forse, della mia ignoranza su molte tematiche.

Quello che non capisco è che cosa genera la paura che la famiglia sia in pericolo.

Innanzitutto, sento parlare di "famiglia naturale"... "naturale"? La natura ci pone di fronte esempi di famiglia, come la intendiamo noi secondo la legge italiana? Ma dai... allora si deve fare qualcosa, io gli animali non li ho mai visti rispettarsi ed essere monogami. Per non parlare di quelle zoccole delle piante, che si fanno inpollinare dai primi venuti. Non solo, si fanno impollinare da qualsiasi ape, senza distinzione di sesso, queste pervertite!

La famiglia, quindi, non è un concetto di "natura", ma una convenzione sociale ben definita da leggi. Riprova ne sia che esiste la famiglia monogama, poliginica, poliandrica e addirittura poliginandrica (ebbene si, sembra che una tribù in Brasile accetti anche il matrimonio di gruppo): diverse convenzioni, diversi concetti di famiglia.

Anche la Costituzione italiana non scioglie i dubbi; l'articolo 29 cita: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio". Rivedendo il concetto di matrimonio, come è del tutto lecito in un paese che si evolve, in quanto la legge non è altro che espressione degli accordi civili delle persone, lo stesso concetto di famiglia ne uscirebbe trasformato.

Ammettiamo che la parola "matrimonio", che deriva dalla parola "madre", abbia qualche attinenza con il concetto di riproduzione. Va bene, usiamone un'altra, parliamo di unione, come già si fa ampiamente.

Cosa è quindi che spaventa?

Sento dire: nessuno si sposerà più. Davvero? Io non ne sono così convinto: se voglio sposarmi, lo farò, non viene introdotto l'obbligo a non sposarsi, ma la possibilità di non farlo ed avere riconosciuti lo stesso alcuni diritti di base. Al massimo le preoccupazioni che portano molti a non sposarsi sono più economiche che morali, la paura di non poter fornire al coniuge e ai figli tutto quello di cui hanno bisogno, a partire da un tetto sopra la testa.

Sento dire: allora i giovani non si prenderanno più la responsabilità del matrimonio. E perchè, è lo stato che mi deve insegnare il senso di responsabilità, obbligandomi per legge al matrimonio? Mi sembra che, se il problema è stato posto, è perchè già non ci si sposa molto, è un dato di fatto, una realtà già esistente, non una eventuale causa dell'introduzione dei DICO. Chi si è sposato in questi anni, inoltre, lo avrebbe fatto lo stesso, e non avrebbe cambiato idea per la sola introduzione di una legge più "lassa".

Sento dire: la nostra cultura cattolica non può accettarlo. E lo sento dire a persone divorziate, con figli fuori del matrimonio, che non meriterebbero neanche di ricevere la benedizione la domenica in Chiesa, o da parlamentari che votarono l'aborto e che quindi, secondo il Vaticano, dovrebbero essere scomunicati.

Temo, purtroppo, che gli interessi siano molto più terra terra. E' desiderio di controllo e di potere, necessità di gestire le risorse in modo ben preciso, quelle risorse che la finanziaria stanzia, appunto, per le politiche della famiglia (vedere qui e qui).
Quello che preoccupa è l'articolo 31, sempre della Costituzione italiana: "La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose".
Siamo gretti, in fondo, ed il pensiero di dividere troppo le già scarse risorse spaventa molti.
Ma non lo si ammette, si fa passare per un problema morale, come se lo Stato fosse il detentore della morale del paese (io personalmente non amo il concetto di Stato etico che vuole imporre la morale a suon di leggi).

Come al solito, quindi, si cade nuovamente nel problema finanziario. Come ha detto Funari ultimamente, "il precariato della famiglia è direttamente proporzionale al precariato del lavoro".

Allora non dividiamo queste risorse: lasciamo che esistano i DICO, ma lasciamo il concetto di famiglia legato al concetto di "riproduzione", sosteniamo solo le famiglie con figli concentrando a loro favore gli stanziamenti del Governo.
E alla Chiesa, che ai miei occhi sembra dimostrare di preferire il risultato piuttosto del metodo con cui si raggiunge (parlando di matrimonio, è tanto che non sento parlare dell'amore che deve esistere tra le persone, ma solo dell'importanza che si sposino e che non divorzino; su questi argomenti, però, la mia unica fonte è il telegiornale e potrei non essere a conoscenza di tante cose) farei una proposta: visto che è così preoccupata della famiglia, visto che è proprietaria di immobili e anche di una banca vaticana che però è riconosciuto come istituto di credito ordinario (lo IOR), perchè non fornisce alle famiglie un valido supporto economico con prestiti a tassi agevolatissimi? Con l'accordo che vengano rilasciati solo a famiglie sposate in chiesa e revocati qualora divorzino: sono sicuro che, in questo modo, il numero di matrimoni salirebbe e il numero di divorzi scenderebbe vertiginosamente.

2 commenti:

Antonio Candeliere ha detto...

Hai fatto un'ottima riflessione!

TED74 ha detto...

Ti ringrazio.
E, visitato il tuo blog, il commento è ancora più ben accetto.